Porte narranti il progetto di Zungri per riqualificare il centro storico

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Siamo a Zungri uno dei borghi dell’area del Poro vibonese, porta di accesso verso Vibo Valentia per coloro che seguono la via del mare. Uno di quei centri che da tempo richiama migliaia di turisti per visitare le grotte degli sbariati, il museo della civiltà contadina, le opere in bronzo del maestro Michele Zappino le cui radici sono zungresi e la sua fama artistica è mondiale. Numerose sue sculture in bronzo danno preziosità al paese dove è presente il suo laboratorio artistico dai linguaggi museali e, allo stesso tempo, narrazioni multiple: dalla religiosità, al mondo classico, dai corpi femminili a scene di vita quotidiana. Tutto è immortalato in attimi scenici mentre lo sguardo del visitatore sposta la sua attenzione da un pezzo all’altro. Troneggiante il cavallo nero in bronzo realizzato a rappresetare l’Italia all’Expo; autore narrato anche dal critico d’arte Vittorio Sgarbi che parla di maturità artistica, di scultore ammirevole “sul culto della forma di primo piano raccordabile a Mazzù, a Messina” come ha notato direttamente nel suo laboratorio di Zungri,  e numerose altre firme  leggibili nei suoi diversi cataloghi pubblicati nei suoi cinquant’anni di attività artistica consolidata con la sua docenza presso l’Accademia di Brera. Lo ritroviamo a Zungri presidente della commissione del progetto “porte narranti”. Un progetto urbanart di richiamo alla street art che mira a qualificare il centro storico di questo borgo le cui strade presentano una pulizia come in pochi altri centri. Tutto è in ordine: il verde, i piccoli quartieri, le viuzze caratterizzate dall’angolo del proverbio e della favola scolpite su rilievi colorati. Qui, ogni singola porta del centro storico è una tavola artistica sulla quale giovani pittori hanno riprodotto una civiltà: quella contadina e artigiana mai scomparsa del tutto, semmai rimodellata e contaminata attraverso una modernità e tecnologie.

Girando tra le rughe del centro storico le porte diventano memoria storica, dinamismi di vita quotidiana, sguardi di anziane donne che vanno nelle terre e uomini che sono di ritorno dalle campagne con zappe e rastrelli salutandosi con un “buongiorno o buonasera”. “qui tutti salutano – ha detto uno dei giovani artisti che non è del luogo e nemmeno calabrese”. Tavole ormai fuori da un tempo apparentemente moderno che per anni hanno raccontato  il passaggio verso il “dentro” e il “fuori” rappresentanti, ingresso fra due mondi, fra il conosciuto e l’incognito, fra ricchezza e miseria. La porta ha un significato multiplo leggibile a livello escatologico, antropologico, sociale.

Seguendo questo percorso artistico colpiscono essenzialmente due cose: l’età giovane degli artisti e le loro riproduzioni sulle porte tarlate di quel mondo zungrese fatto di donne che vanno ad approvvigionarsi d’acqua con la brocca sulla testa, di donne che stanno per infornare il pane, di mugnaie vestite di nero ma con le mani bianche che impugnano la candida farina del grano del territorio anch’esso rappresentato da mietitrici. Donne che con il rosario in mano pregano ancora seguendo i grani del Rosario mentre gli uomini sono sul campo per l’aratura e la semina, mentre una coppia di cavalli è ferma difronte ad una pianta di fichi d’india quasi ad essere loro gli osservatori di chi sta davanti alle loro immagi.

Opere che riproducono spazi e comportamentalità in grado ancora, con la forza, di interrogarci, di farci pensare, di rallentare un tempo che sta scorrendo velocemente.

Porte parlanti che hanno tanto da dire e che vogliono ancora essere testimoni tangibili dell’essere stati simboli e riti, tradizioni e costumanze che oggi sono chiuse per sempre e che questo progetto le riapre al mondo del turismo, a quello del richiamo alla conoscenza dei luoghi, attraverso una creatività artistica a che ci proietta visivamente dentro, oltre la porta.

Il prossimo 17 agosto saranno assegnati, nella sala del consiglio comunale, i premi in denaro ai primi tre vincitori e pergamena a tutti i partecipanti. La giuria è stata composta dal Sindaco di Zungri Francesco Galati, dall’antropologo Pino Cinquegrana, dal maestro e scultore  Michele Zappino, dalla Dottoressa Caterina Pietropalo e dal Professore e pittore Bruno Caputo.

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