MediterraneiNews.it

Laino Castello: il borgo incantato del Pollino.

Laino Castello (Castièddru in calabrese) è un comune italiano di 872 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.

Laino Castello è situato ad un’altitudine di 545 metri s.l.m. su una collina sul versante calabro della Valle del Mercure, al confine con la Basilicata. L’intera superficie comunale ricade all’interno dell’area del Parco nazionale del Pollino con circa 1000 Ha all’interno della “zona 1: di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con limitato grado di antropizzazione”, mentre la restante parte del territorio è in “zona 2: di valore naturalistico, paesaggistico e culturale con maggiore grado di antropizzazione”. La morfologia del territorio è piuttosto complessa con quote che vanno dai 1291 metri del monte La Destra ai 175 metri della parte bassa del fiume Lao. Proprio a causa della sua particolare conformazione vi è la presenza di numerosi corsi d’acqua, dei quali però solo due possono considerarsi veri e propri fiumi (fiume Lao e fiume Battendiero).

Peculiarità del comune di Laino Castello è quella di avere numerose contrade rurali che coprono la quasi totalità del territorio e nelle quali risiedono all’incirca i 2/3 della popolazione.

Le origini di Laino risalgono alla seconda metà del VII o ai primi anni del VI secolo a.C. Non si è ancora certi se fu colonia della Magna Grecia, fondata dai superstiti della distruzione di Sybaris, o invece se fu fondata dai superstiti di Lavinium (città romana erede della greca Laos situata alla foce del fiume Lao) in fuga dalle incursioni barbariche. Dopo un periodo di splendore durato circa due secoli, dalla fine del IV secolo a.C., iniziò una lenta e inesorabile decadenza segnata anche dall’incedere dei Lucani e dei Bruzi animati da pressanti mire espansionistiche. La città si riduce ad un villaggio e resta tale per tutto il periodo aureo romano.

Laino inizia a risollevarsi con l’arrivo dei Bizantini. Di molta importanza per tutta la zona fu difatti il monachesimo greco-bizantino, definito basiliano perché si ritiene che i monaci seguissero la regola di San Basilio. Proprio i monaci basiliani iniziarono a impiantare nel territorio una serie di laure, cappelle, chiese e monasteri che fecero accrescere l’importanza religiosa e culturale di Laino e di tutta l’area circostante. Segni evidenti della presenza dei monaci basiliani si trovano nella chiesa madre di San Teodoro, nel centro storico, e nell’uso della liturgia greca durata fino al 1562, nonché nella toponomastica di varie località. Nella prima metà del XIX secolo in località Santo Ianni, nei pressi di quello che sarebbe stato il monastero basiliano di S. Joanes di Cuzca (fondato tra il 900 e il 1000), sono stati scoperti tra i resti di questa chiesa, dipinti, armi, monete dell’epoca repubblicana romana e dell’imperatore bizantino Teofilo.

Nella guerra per il predominio tra Bizantini e Longobardi, questi ultimi costruirono sul colle San Teodoro un castello (Castrum Layni). La posizione strategica del castello, con tre lati a picco e una ampia vista sulla valle sottostante, hanno consentito che il potere e l’importanza di Laino crescessero fino a farlo diventare uno dei sette gastaldati più importanti dell’Italia meridionale. Dal 851 in poi il gastaldato di Laino fu capoluogo di un vasto territorio compreso nel Principato di Salerno. L’arrivo dei Normanni segnò per il centro l’inizio di una successione di feudatari che ne riducono e smembrano il territorio. Primi signori furono i Chiaromonte che conservarono il dominio per tutto il periodo svevo. Nel 1101 Ugo di Chiaromonte fa donazione all’Episcopato Cassanese del territorio di Mormanno, fino ad allora possedimento di Laino.Nel 1221 venne costituita la parrocchia di San Teodoro, il cui culto fu portato dall’Oriente.

La conquista della rocca di Laino fu oggetto di varie battaglie tra Angioini e Aragonesi. Per questo motivo, nel 1269 Carlo I d’Angiò creò a Laino una piazzaforte militare che venne in seguito ceduta da Carlo III a Ruggiero di Lauria. Morto quest’ultimo, la fortezza e i suoi possedimenti passarono nel 1310 prima al figlio Berengario e poi alla figlia Flavia che la portò in dote al marito Enrico Sanseverino. Nel 1496 il capitano spagnolo Consalvo de Cordoba espugnò con l’inganno la fortezza e vinse la battaglia decisiva contro gli Angioini e nel 1497 Laino passa sotto il diretto dominio aragonese. Nel 1500 il feudo di Laino viene ceduto a Ferrante de Cardenas, con il titolo di marchese di Laino. I de Cardenas mantennero il feudo fino alla legge del 2 agosto 1806 con la quale si sancisce l’abolizione della feudalità. Con il passaggio del Regno di Napoli ai Borbone nel XVIII secolo si iniziano a vedere i primi tentativi di riforme: viene abolita l’inquisizione e la decima (parte del raccolto che spettava di diritto al feudatario). La fine del regime feudale segna l’inizio del potere della borghesia.

Tra il XVIII e il XIX secolo si diffonde anche a Laino il fenomeno del brigantaggio. Nel 1812 sorsero a Laino delle società segrete che parteciparono alla cospirazione carbonara con le vendite “Filantropi di Tebe” a Laino Borgo e “S. Teobaldo” a Laino Castello. Il 21 ottobre 1860 viene accettata con un plebiscito l’annessione al Regno di Sardegna.

Con decreto del Ministro dei LL.PP. emesso in data 3 giugno 1960, a seguito a dei problemi di natura idrogeologica, l’abitato di Laino Castello venne dichiarato da trasferire in altro luogo per problemi di natura idrogeologica e fenomeni sismici. Viene così scelto il sito dove edificare il nuovo centro abitato ed inizia la costruzione delle prime infrastrutture. Solo nel 1981, poi, a seguito di un ennesimo sisma ed in virtù delle stesse motivazioni di circa vent’anni prima, la popolazione ha dovuto abbandonare le proprie case e l’abitato fu definitivamente abbandonato.

Il nucleo di questo splendido e storico comune è caratterizzato da vicoli, gradinate, edifici e palazzi nobiliari. Uno scenario arricchito da portali in pietra scolpiti a mano e che espongono il blasone delle famiglie originarie. La Chiesa madre di San Teodoro di origine bizantina sfoggia una meravigliosa torre medievale ed è sicuramente un monumento che gode di un alta valenza architettonica e custodisce al suo interno pregiate opere artistiche come le pale dell’altare maggiore, il fonte battesimale del 1500 e il trittico in legno che raffigura la Madonna col Bambino restaurato e conservato nel Museo diocesano di Cassano allo Jonio. Come narra un’antica leggenda questo luogo di culto è stato dedicato a San Teodoro, un soldato romano che mentre era intento a difendere il territorio, dove oggi sorge il nuovo centro di Laino, e non essendo in grado di rispondere agli attacchi del nemico, aveva rivolto suppliche e preghiere a Dio che trasformò gli alberi che gremivano il territorio in soldati e in questo modo riuscì a sconfiggere l’avversario. Anche la Chiesa delle Vergini è del 1500 e la Cappella di Santa Maria degli Scolari custodisce un affresco rinascimentale della Madonna seduta sul trono. I ruderi del Castello giacciono su uno sperone di roccia, precisamente sul punto più alto del colle e un tempo il luogo ha ospitato il cimitero comunale. Ogni anno Laino Castello ripropone il ‘Presepre Vivente’ che viene allestito nel centro storico di Laino Castello. Un ambiente dove la natura ricrea quei luoghi che ricordano la Natività e le grotte naturali scavate nella roccia sono la base più appropriata per tale rappresentazione. Un evento e un ambiente che ogni anno attrae un folto pubblico.

Con la dicitura ‘Laino Castello vecchio‘ si è soliti indicare quello che oggi resta dell’ameno paesello costruito sullo stesso colle dove, secoli prima, i Longobardi fondarono la loro imprendibile fortezza. Della fortezza e della relativa cinta muraria resta ben poco, ma il nucleo abitativo, abbandonato sin dal 1981 è ancora in piedi, sebbene il tempo e le intemperie ne stiano compromettendo sempre di più la stabilità.

Oltre ai ruderi del castello, restano sul fianco del colle, a riprova dell’antichità del borgo, tutta una serie di grotte naturali utilizzate nel periodo bizantino dai monaci anacoreti e più tardi adibite ad abitazioni civili (il dato emerge dal catasto onciario del 1755).

Il lento ma inesorabile passare del tempo non provocò i danni che potè, invece, l’incuria umana. Gli abitanti, così come le autorità, forse troppo presi dall’entusiasmo di abitare un paese nuovo di zecca e di godere di tutti quei comforts mai visti prima, abbandonarono Laino Castello vecchio completamente a se stesso. Una situazione, questa, di cui approfittarono i soliti predoni che fecero razzia ovunque. Oltre a ciò non mancarono atti vandalici di indescrivibile fattezza. Da questa insensata foga distruttiva non furono risparmiate le abitazioni private così come la Chiesa madre di S. Teodoro, il cui bellissimo trittico attribuito a Pietro Befulco e raffigurante la Madonna in trono con Bambino ed i santi Teodoro e Gerolamo, è stato salvato ed è ora custodito presso il museo diocesano di Cassano allo Ionio.

Nonostante ciò, chiaramente amareggiati per l’accaduto, alcuni abitanti del vecchio borgo hanno continuato ad insistitere affinchè si provvedesse al recupero del loro paese natio e così sarà. Al momento sono stati recuperati due immobili: la casa canonica, che ospita l’ufficio informazioni e un accogliente bar, e un’abitazione privata divenuta in seguito centro studi dell’Università della Calabria (ente che ne ha finanziato il relativo restauro).

Oltre a ciò, l’accesso al caratteristico borgo è stato reso di gran lunga più agevole grazie alla costruzione di una comodissima strada che permette ai turisti di raggiungere quella che oggi è l’unica area visitabile del borgo (il resto, per via di quel pericolo a lungo paventato, oggi divenuto reale a causa dell’abbandono degli immobili e delle intemperie, è chiuso). Ulteriore via d’accesso al borgo disabitato sono i sentieri, un tempo uniche vie di comunicazione tra il colle e la valle sottostante.

Al momento è in cantiere il progetto di trasformare l’intero centro in un cosiddetto ‘borgo-albergo’, ad ogni modo, qualunque sia la finalità, l’augurio è che si possa dare inizio al più presto al recupero di un patrimonio culturale inestimabile che, visto così (dà quasi l’idea di un vecchietto che non voglia lasciare la sua casa ma che il tempo, via via, sta indebolendo), fa stringere il cuore.

Oltre alla Chiesa di S. Teodoro (d’origine bizantina), di particolare interesse è anche la cosiddetta Chiesa delle Vergini (in via di ristrutturazione) così come tutta una serie di cappelline private alle quali si accede dalle abitazioni stesse (quindi inaccessibili al pubblico, per il momento). Queste cappelline erano, ovviamente, appannaggio di poche famiglie, le stesse che vivevano presso quei palazzi signorili riconoscibili esternamente dai caratteristici portali in pietra decorati con stemmi gentilizi, opera dei virtuosi scalpellini della zona.

Naturale nonché unica via d’accesso al centro abitato erano e sono tutta una serie di stradine ripide e tortuose fatte a gradinate, sulle quali, per ragioni facilmente comprensibili, erano ammessi solo pedoni o ciuchi. Una di queste stradine conduce al luogo esatto dove un tempo si ergeva la fortezza longobarda sui cui ruderi fu poi eretto il cimitero. La caratteristica di queste stradine è quella di aprirsi in suggestive piazzette che offrono panorami davvero mozzafiato.

Il borgo solitario diventa ancor più suggestivo di notte quando, guardando verso il colle, si ha davvero l’impressione che esso appartenga ad una dimensione fiabesca.

L’intero paesaggio è inoltre maestosamente incastonato, a mo’ di gemma preziosa, nel rigoglioso verde della vallata sottostante, cuore del Parco Nazionale del Pollino.

Condividi questo Articolo

Articoli correlati

Nicotera, alla scoperta di una delle perle del Vibonese.

Adagiata sulle ultimi propaggini meridionali del massiccio del Monte Poro, Nicotera – cittadina del vibonese di poco più di seimila abitanti è uno dei borghi più belli del Vibonese. Menzionata in epoca romana era originariamente situata un po’ più in basso dell’attuale ubicazione. Fu possedimento bizantino e preda degli arabi…

Leggi tutto »

Altomonte – l’incanto dell’Alto cosentino.

Posta a 496 metri dal livello del mare, Altomonte, in provincia di Cosenza, conta 4800 abitanti di cui circa millecinquecento nel Borgo. La città era già conosciuta ai tempi dei romani con il nome di Balbia voce di derivazione fenicia, proveniente da Baal che significa “signore” e “divinità”. Non è…

Leggi tutto »