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Limbadi, Francesco Vinci è tornato a casa. “Una condanna esemplare per chi ha ucciso Matteo, da scontare fino alla fine”

“Ho saputo della morte di Matteo appena rientrato a casa e per questo io e mia moglie siamo stati svegli a parlare di mio figlio tutta la notte”. Esordisce così Francesco Vinci, 75 anni, padre di Matteo, il giovane ucciso nel pomeriggio del 9 aprile da un’autobomba. L’esplosione che ha squarciato la Ford Fiesta del biologo di Limbadi, ha ferito gravemente Francesco che è stato portato d’urgenza presso il Centro ustioni di Palermo. Dopo circa tre mesi l’uomo è ritornato nella propria abitazione dove ad attenderlo ha trovato la moglie, Rosaria Scarpulla.

“Ricordo quel pomeriggio – afferma Vinci –. Una forte esplosione e poi il fuoco. Se non fosse stato per mia cognata sarei morto. Mi ha fatto scendere dall’auto e mi ha tolto i vestiti che bruciavano”. Anche la moglie è stata allertata dalla cognata. “Sara vieni, è scoppiata la macchina – racconta la Scarpulla –. Mi ha detto così e mi sono allarmata subito, ma quello che mi ha fatto preoccupare di più è che non mi ha chiamato Matteo. Ho pensato a qualcosa di grave e cammin facendo ho informato subito i carabinieri”.

Vinci, fra i singhiozzi, si esprime in dialetto mentre ricorda quel figlio laureato di cui raccontava, lodandolo, nell’ospedale dove era ricoverato. Quel figlio che, dopo l’esplosione in località “Cervulara”, non si muoveva più. “Dopo la forte bomba – dichiara – e il fumo che usciva dall’auto, in lontananza sentivo un trattore nella campagna vicina che, nonostante quello che era successo, continuava a lavorare”. E qui interviene la Scarpulla. “Anche quando sono arrivata io ho sentito lo stesso trattore. Era quello dei Di Grillo che nonostante il frastuono è rimasto lì a lavorare”.

Sono trascorsi ben 25 anni da quando sono iniziati i primi litigi con i vicini. All’inizio non violenti, dopo di che sarebbero iniziati i soprusi e le prepotenze. Il 25 giugno la svolta nelle indagini con gli arresti della famiglia Mancuso, Salvatore Mancuso, Rosaria Mancuso, Domenico Di Grillo, le due figlie della coppia Lucia e Rosina, nonché il genero Vito Barbara, a vario titolo interessati, secondo gli investigatori, oltre all’azione omicidiaria del 9 aprile, anche al tentativo di omicidio perpetrato ai danni di Francesco Vinci il 30 ottobre 2017 a Limbadi, in cui lo stesso era stato vittima, sotto la minaccia di una pistola, di una feroce aggressione con un forcone e un’ascia.

“Non ci sentiamo più tranquilli per gli arresti – dichiara la signora Scarpulla –. Ho provato felicità certo, ancora più forte perché quello stesso giorno mi hanno informata che mio marito sarebbe rientrato a casa. Sicuramente tutti questi arrestati sono la mente di quello che è successo a mio figlio. La loro veemenza di assassini è stata fermata”.

Adesso giustizia per Matteo. “La mia vita è cambiata – sottolinea Francesco –. Io e mia moglie staremo sempre insieme e prenderemo parte a tutti i processi che ci saranno a costo di venderci tutto o di farci prestare i soldi”. “La nostra sarà una vita dedicata a combattere e fare in modo che chi ha alzato la mano contro nostro figlio paghi con una giusta condanna – afferma la donna –  senza sconti. Chiedo una condanna dura, l’ergastolo a vita. Una condanna esemplare che devono scontare fino alla fine”

La Scarpulla, intanto, insieme al suo avvocato sta lottando per farsi assegnare una scorta della quale, fino adesso, non ha usufruito. “Per la sicurezza – dichiara –. La necessità c’è come ho sempre dichiarato. Non  sono una veggente, però tutti sapevano quello che subivamo e se avessero fatto qualcosa prima, Matteo sarebbe ancora vivo. Farò altre proteste che costano abbattimento fisico e che sfiorano nella maleducazione, non vorrei, ma questo mi resta. Preferirei che qualcuno mi dicesse chiaramente se la scorta mi spetta oppure no”. Un aiuto per uscire tranquillamente per le vie del paese o per ritornare in quel maledetto posto dove tutto è successo e dove la donna continua a recarsi accompagnata dai carabinieri. “Ci sto andando ancora – dichiara – e continuerò ad andarci perché quella terra è nostra”.

I funerali di Matteo Vinci dovrebbero tenersi il 14 luglio, in piazza Marconi, dove Matteo incontrerà i suoi cari e i suoi amici un’ultima volta.

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