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Nicotera festeggia i 25 anni dell’Ordinazione sacerdotale di don Francesco Vardè

A 25 anni dall’aver ricevuto il dono del sacerdozio, don Francesco Vardè, 49 anni, festeggerà, questa sera alle 17.30, presso la Cattedrale, insieme alla comunità nicoterese, la data della sua ordinazione con una concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo don Luigi Renzo.

Anni vissuti, la maggior parte, a Nicotera, a servizio della Parrocchia S. Maria Assunta “per vivere ogni giorno – afferma – l’annuncio del Vangelo, i Sacramenti e il cammino di fede nel Dio dell’Alleanza e della Fedeltà in Cristo, nell’incontro comunitario e personale, fianco a fianco, condividendo momenti difficili, prove, sofferenze, gioie, speranze, ideali. Ho ancora impresso nell’animo il primo periodo, la visita a quasi tutte le famiglie, insieme con le nostre Suore e tanti laici, donne e uomini di buona volontà; quanti volti, quante storie di vita intrise della forza rinnovatrice della riscoperta dell’amore misericordioso di Dio Padre. L’entusiasmo nel vivere il grande Giubileo del 2000 specie coi giovani, e poi la realizzazione dei lavori dell’Oratorio sognato dal compianto don Staropoli, perché i ragazzi avessero un luogo dove essere accolti, ascoltati, accompagnati; la ristrutturazione delle nostre belle chiese, ma soprattutto le molte energie per edificare insieme una Comunità che presentava già nelle sue relazioni, i segni di sfilacciamento che la società di oggi vive”.

Difficile anche per don Francesco non accorgersi dell’assenza, fra i nicoteresi, del senso di appartenenza e di unità che si esprimeva nel fermento culturale e sociale e in rapporti umani fondati sulla stima reciproca e “che – dichiara – nel giro di qualche tempo si trasformava in nostalgia di un glorioso passato che piano piano portava la città ad adagiarsi su logiche differenti, verso un deterioramento che oggi la fa essere spesso agli onori della cronaca per fatti di sangue, illegalità diffusa e pervasiva, droga e criminalità. A questo si aggiunge un senso di “ibernazione” che è il virus della nostra terra, rassegnazione e fatalismo, che sembrano inficiare qualsiasi proposito di lotta e riscossa sociale, facendola rimanere quasi in una forma depressiva e di mero piagnisteo. Con il cuore in mano, mi permetto di offrire ancora una volta un piccolo contributo alla comunità nel suo insieme e a ciascun membro di essa, questa nostra perla sul Tirreno, sita su un panorama fra i più suggestivi di tutto il meridione, dal Creatore dotata di rare bellezze naturalistiche e ornata dal genio architettonico civile e religioso dei nostri avi, che fecero di questo nostro borgo un gioiello, oggi deturpato e imbruttito dall’incuria e trascuratezza, con gravi devastazioni che si stanno ora drammaticamente manifestando specie nel degrado ambientale. Nicotera è città meravigliosa, con ancora tante donne e uomini dal cuore buono, aperto ed accogliente, capaci di sacrificio e onestà, come la gran parte delle nostre famiglie. Ancora albergano in molti valori come il senso di solidarietà e ospitalità, che in gran parte assumiamo dalla luce del Vangelo, come le nostre nonne e genitori ci hanno trasmesso, nonché di una spiritualità radicata specie nell’animo di tanti saggi anziani. Da Gesù Cristo impariamo oggi più che mai, la sacralità della vita e della persona, la difficile arte di ascoltarsi reciprocamente, di essere attenti l’un l’altro, poiché non sono le grandi cose ma i piccoli gesti quotidiani fatti con amore e passione, a far ritrovare il senso dell’empatia, ripudiando dinamiche distruttive, oggi crescenti nella società consumistica e “liquida”. Impariamo a smettere di pronunciare sempre e solo la parola “io” per ricordarci del ”tu” e soprattutto del “noi”, liberandoci da quell’indifferenza e individualismo che sta sfigurando le relazioni nella famiglia e nelle Comunità, come Papa Francesco spesso ricorda. Impariamo a rigettare il male e il peccato con ogni mezzo spirituale e morale, specie l’odio, la violenza, la prepotenza, l’invidia e il disprezzo, il pregiudizio che genera diffidenza e sterile contrapposizione. Impariamo da Cristo la misericordia e il perdono, medicina per guarire dall’orgoglio. È vero che si vive una sensazione di vuoto di fiducia, di impegno, di prospettive, vuoto che tocca sovente anche le stesse Istituzioni preposte, lacera il tessuto della Comunità, coinvolge a tutto campo la crisi del lavoro, induce la gente a chiudersi “a casa propria”, diffonde sfiducia, riduce la speranza dei giovani, favorisce spesso la fuga da questa terra delle intelligenze più vive”. Continuare ad avere un sogno è l’invito che fa alla sua comunità don Vardè, di coltivarlo, di non piangersi solo addosso come spesso avviene specie nel sud. “La tempesta – evidenzia – prima o poi passa, deve passare, e il sole rinascerà e se questo sogno viene condiviso, allora si può realizzare, insieme, guardando oltre l’orizzonte percepibile. Desidero così ricordare la parola decisiva che Cristo rivolge a tutti noi, ancora oggi: “Convertitevi e credete al Vangelo”! Ed io dal profondo dell’animo mi permetto di ribadire a me e a tutta la nostra comunità: NICOTERA CONVERTITI! Cambia direzione e scelte…In senso cristiano: ritorna alla vita buona, bella, giusta, rivoluzionaria di Gesù Cristo, Maestro e Signore della storia! Viviamo la fede con coerenza e coraggio, andando controcorrente! In senso umano: rinnega il male in ogni sua espressione, e cambia il modo di pensare e lo stile di vita, non essere più soggiogata, deciditi una volta per tutte a ritrovare la tua dignità e libertà da logiche letali, che qui hanno il nome di compromesso con chi ha portato morte e distruzione, sopruso, arroganza, mentalità delinquenziale e corruzione, che fa pagare un prezzo durissimo in termini di sviluppo economico e di prospettive per il futuro, specie per tanti giovani. Amica, amico, esci da te stesso, esci dalla tua casa e fatti “stanare” dal bene comune per la tua famiglia, per i tuoi figli, per tutta la Città in cui vivi. Alzati e muoviti concretamente per costruire un ambiente favorevole alla fiducia e stima sociale. Diventiamo ciascuno con la propria responsabilità, “facilitatori” di bene comune non solo a parole ma nella vita di ogni santo giorno. Abbandoniamo quella logica nefasta di pregiudizi e ataviche contrapposizioni che hanno sortito spesso chiusure e steccati, nonché sterili conflitti personali e familiari. Aiutiamoci a crescere insieme, diventiamo costruttori di futuro, per una visione comune ad ogni livello, liberandoci dall’”io” distruttivo per ritrovare il noi della Comunità, facendoci carico l’uno dell’altro, ciascuno domandandoci con sincerità: abbiamo cercato di scegliere tutto quanto si poteva e doveva fare? Riscopriamo i rapporti umani reali, fatti di sguardi e di gesti, preferendoli a quelli ”virtuali” che non hanno nessun seguito nella vita concreta”. Il sogno di don Francesco è quello di una città libera che si riappropria della sua eredità e identità culturale, capace di rialzarsi e di ritrovare la strada del benessere condiviso, che non si accontenta della mediocrità ma che con un colpo di reni ritrovi forza spirituale, morale, civica. “Ringrazio – conclude – di cuore coloro con i quali condividiamo il servizio sacerdotale in Città, i cari confratelli e amici sacerdoti e diaconi; i catechisti e volontari dell’Oratorio, nel delicato compito di accompagnare i ragazzi nella crescita della fede e nei valori umani e cristiani; i volontari della Caritas, attenti ai bisogni delle persone povere e indigenti; il gruppo liturgico e i cori che curano da vicino la preghiera comunitaria e chiunque nel nascondimento opera per la crescita religiosa e civile della comunità. Come la nascita di Gesù ha cambiato il volto della storia, segnando l’inizio della Redenzione, condividendo e prendendo su di Sé ogni umana sofferenza, così ciascuno di noi possa imitare l’umiltà del Divino Figlio, contribuendo a far sorgere una stagione nuova nella storia di Nicotera, in cui rinasca in tutti il desiderio di essere più coerenti, cristiani e cittadini onesti e laboriosi, più dediti all’impegno comune, lottando per la costruzione di un clima di libertà autentica nella nostra Polis, in cui i diritti di ciascuno siano riconosciuti e i doveri siano assunti con forte senso di responsabilità, cosicché l’amore per il prossimo e l’unità, vincano su ogni divisione, disgregazione e discriminazione, riscoprendo il coraggio della testimonianza e dell’impegno, per una civiltà dove trionfi il rispetto reciproco della dignità della persona e la legalità, che è strumento verso la giustizia, unica via per l’armonia e la pace fra gli esseri umani. Ciascuno vi abbraccio e vi benedico, con la carezza di Dio Padre ed il sorriso di Maria, nostra Patrona, degli Angeli e dei Santi nostri protettori. Vi chiedo di pregare sempre per me. In Cristo vi amo tutti e ciascuno e vi porto nel mio cuore, chiedendo scusa se ho sbagliato in qualcosa e perdonando di cuore ogni offesa ricevuta. Ad maiorem Dei gloriam“.

 

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