Intelligence :“La cybersecurity determina le relazioni internazionali”. Marco Mayer al Master dell’Università della Calabria

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Rende (13.3.2019) – Marco Mayer, docente alla Luiss in “Conflict and Peacebuiding” e Direttore del Master di II livello in “Intelligence e Security” della Link Campus University – presieduta da Vincenzo Scotti – ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. (in foto di copertina, Marco Mayer, Mario Caligiuri, Roberta Calderazzo)
Mayer ha avviato il suo intervento spiegando che alcuni studiosi (soprattutto nel campo della computer science) sostengono che nel futuro potremo avere diverse tipologie di essere umani e di personalità ibride. , Il nuovo filone di pensiero definito ” transumanesimo” é oggetto di attenzione non solo a livello accademico, ma anche religioso. il 27 febbraio 2019 la Pontificia Accademia per la Vita ha promosso a Roma un convegno internazionale sulla Roboetica a cui hanno partecipato studiosi da tutto il mondo. Alcuni ricercatori giapponesi ritengono che nel lontano futuro anche il cervello potrà essere “riprodotto” in un PC e che l -essere umano passer’ da dalla fase organica a quella inorganica. Tema, questo, estremamente controverso nella comunità scientifica. Nuove narrazioni religiose potranno nascere dalle nuove tecnologie, come ha spiegato Padre Paolo Benanti in una intervista alla giornalista Barbara Carfagna durante una recente puntata di TV7 dedicata proprio al convegno dalla Pontificia Accademia per la Vita Link . TV7 RAI1 Roboetica Pontificia Accademia per la Vita. Per esempio Padre Benanti ha fatto riferimento ai “dataisti per riferirsi ai nuovi “profeti”di una religione basata sui dati.

Mayer ha poi interagito con gli studenti suscitando una serie di domande da parte degli allievi: è’ davvero possibile iniettare un desiderio dentro un robot oppure la dimensione emotiva é intrinsecamente umana? Qual è il rapporto tra religione e guerra ? Quale autonomia reale possono o potranno realmente avere i robot? L’intelligenza artificiale è un’opportunità e/ o un rischio? L’intelligenza artificiale è come un ponte: unisce o divide? Il binomio tecnologie- religione può essere un rischio? È possibile una costituente mondiale che regoli le nuove tecnologie di comunicazione? Il robot è autonomo o è una protesi umana? È probabile un rapporto patologico tra uomo e macchina?

Mayer ha poi illustrato alcuni tentativi di definizione del cyberspace, la cui caratteristica è di essere privo di gerarchie legalmente predefinite: é sempre valida la definizione di Barack Obama (WWW =Wild West Web ). Non c’é assenza di gerarchie, ma le gerarchie sono di puro potere. “In tale quadro – ha detto il docente – le relazioni internazionali nel cyberspazio si stanno sviluppando in modo rapido. Non a caso, Russia, Cina, India, Sud Africa, Brasile hanno realizzato una rete indipendente di cavi transoceanici sottomarini che collegano la Siberia e il Brasile senza passare dagli Stati Uniti e dall’Europa,. Nello stesso tempo ha ricordato i tentativi di dialogo politico tra Cina ed Usa per proteggere le rispettive infrastrutture critiche. Non sono invece ancora chiare le relazioni tra Cina e Russia in ambito Cyber, mentre la crisi in Ucraina é stata caratterizzata da rilevanti attacchi cibernetici. “Tutto questo dimostra – secondo Mayer – che la Cyber-diplomazia svolgerà un ruolo crescente nelle relazioni internazionali” .
Non a caso ha ricordato che la Nato nel luglio 2016 ha equiparato un attacco cyber a quello di una attacco cinetico ai sensi dell’articolo 5 del trattato. L’Unione Europea non sembra ancora avere delineato un approccio pienamente definito anche se NIS, GDPR e Cybersecurity Act hanno un notevole valore simbolico a livello mondiale. Certo é auspicabile una cooperazione operativa sempre maggiore tra UE e NATO:

Mayer ha poi illustrato un modello sperimentale che definisce le otto proprietà delle società digitali rappresentate da velocità , iper connettività, iper memoria, iper automazione, identità plurime, binarietà, attrattività,E le ha spiegate quasi tutte anche in chiave critica individuando che per la Connettività è rappresentata da interferenze straniere negli affari interni (con il duplice approccio del softpower USA e della disinformatia Russa); per la memoria dall’eccesso dell’informazione e dalla manipolazione dell’opinione pubblica a fini elettorali; per la velocità dall’indebolimento della rappresentanza e dall’aumento delle diseguaglianze sociali: per l’Automazione che riduce il lavoro, impoverisce e riduce il welfare; per la tracciabilità che da un lato aumenta il controllo sociale (come dimostra l’esperienza cinese del social card system ) e dall’altro l’anonimità favorisce le organizzazioni criminali e gli attacchi cyber; se la Semplificazione polarizza il dialogo, l’attrazione magnetica crea dipendenza e autismo digitale, diffondendo odio, comportamenti violenti e teorie del complotto. Tutte queste caratteristiche negative possono mettere in crisi le basi fondamentali della democrazia, i cui principi sono basati su libere elezioni, limiti costituzionali, libertà civili, sicurezza nazionale e pubblica sicurezza, magistratura indipendente e diritti sociali diffusi per tutti dall’istruzione alla sanità, dal lavoro alla casa.

A questo punto ha affrontato il rapporto tra democrazia e società digitale, spiegando due case studies: la decisione del movimento 5 Stelle di aderire nel Parlamento Europeo al partito liberale,!trasformandosi da anti europeisti ad europeisti convinti, scelta discussa online da 40.654 iscritti con un 78.5 per cento di pareri favorevoli. Il repentino percorso inverso, durato meno di 24 ore é definito da qualche giornale “European Waterloo”, non venne poi ratificato da nessuno tipo di consultazione democratica. Il secondo esempio è stato quello del Referendum istituzionale del 2017 dove il 67 dei giovani dai 18 ai 34 anni hanno votato NO soltanto per interrompere l’esperienza del Governo Renzi, senza alcun riferimento ai contenuti della riforma proposta. Una ricerca della London School of Economics ha spiegato che le ragioni d questa scelta erano essenzialmente socio culturali più che politiche, derivate dalla crisi della rappresentanza e in conseguenza della polarizzazione della crisi economica che divaricava ulteriormente le possibilità tra le generazioni.

In conclusione, Mayer ha ricordato che il dilemma della cybersecurity oscilla tra la protezione delle dittature e la tutela delle democrazie. Si tratta di due modelli alternativi di cybersecurity che se da un lato rischiano di cadere nello Stato etico dall’altro nelle democrazie mature ancora non si è ancora trovata la giusta mediazione tra i valori della libertà e della sicurezza. Infatti, ha ribadito, che il totalitarismo digitale non si esaurisce nei regimi politici ma riguarda in pieno anche le 5 grande compagnie del web usa e le due cinesi. In tale quadro – ha concluso – accanto agli enormi vantaggi delle nuove tecnologie non si può trascurare il potenziale inganno della della democrazia digitale che si basa su una partecipazione attimo per attimo destinata a non a incidere nella media e lunga durata nei processi politici sociali e dunque senza una vera visione del futuro .

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