

Il “risorgimento” della Calabria passa dalla salvaguardia del mare. Un concetto semplice che, tuttavia, fatica ad entrare nella mentalità opaca degli inquinatori seriali che, orfani di scrupoli, specialmente negli ultimi anni, stanno giocando a chi fa più danni. Non a caso, l’estate che arriva sembra non presentarsi sotto i migliori auspici. Tubi che scaricano a poche decine di metri dalla battigia nel golfo di Gioia Tauro; il Mesima alle prese con il “nerume” miasmatico del collettore Vena e con i problemi di sempre anche se la Regione ha stanziato oltre 100mila euro per la riqualificazione della foce; il litorale di Pizzo già imbruttito dagli scarichi fognari; il golfo lametino con cittadini e associazioni sul piede di guerra e, poi, risalendo verso Tortora, guai piccoli e grandi un po’ dappertutto. Al momento non sembrano aver sortito il necessario effetto le operazioni messe a segno da Carabinieri, Arpacal e Guardia di Finanza con arresti, denunce e sequestri. Non sono stati presi in seria considerazione neppure gli “avvertimenti” lanciati dai Procuratori della Repubblica di Vibo Valentia (Camillo Falvo), Lamezia Terme (Salvatore Maria Curcio) e Paola (Pierpaolo Bruni), i quali, grazie al supporto della stazione zoologica “Anton Dhorn” guidata da Silvio Greco, sono ormai in possesso di una enorme mole di dati allarmanti e sembrerebbero essere sempre più proiettati verso la tolleranza zero. Strategia questa non semplice e che, probabilmente, potrebbe non essere condivisa da tutti i protagonisti impegnati nella salvaguardia delle risorse ambientali.

Di fronte alle prime, serie avvisaglie di mare sporco, comunque, sono già sul piede di guerra associazioni, movimenti e comitati. Una delle associazioni più agguerrite è la “Mare pulito Bruno Giordano”, ente di diritto privato senza fine di lucro, con sede in Tropea, che ha per scopo la tutela dell’ambiente, il contrasto ad ogni forma di inquinamento anche mediante il coinvolgimento di tutti i comuni costieri, l’istituzione del registro tumori. A guidarla c’è Francesca Mirabelli, moglie del compianto procuratore di Vibo, Bruno Giordano, nel cui nome, dal 19 dicembre 2014, data di nascita della stessa associazione, sta portando avanti un lotta senza quartiere contro i predoni che devastano mari e monti. <Le attività svolte finora – spiega – puntano a sensibilizzare la comunità ad ogni livello, partendo dalle scuole per arrivare alle istituzioni. Promuoviamo – prosegue – la tutela del mare e il rispetto delle regole civili che garantiscono un futuro migliore. Abbiamo istituito il premio mare pulito Bruno Giordano allo scopo di incentivare i comuni costieri ad adottare politiche di tutela del mare>. Per salvaguardare ambiente e salute <collaboriamo – sottolinea la coordinatrice di “Mare pulito Bruno Giordano – con Guardia costiera, Arpacal, Carabinieri, Guardia di finanza e Procure. Il nostro lavoro dura 365 giorni all’anno e proviamo, con mille iniziative, a fare rete>. Naturalmente, <siamo sempre più soddisfatti del nostro lavoro – rimarca – che di sicuro non è determinante per la rinascita dell’ambiente, ma sta dando un fortissimo segnale a tutti nel ricominciare a rispettare il nostro mare>.

Dovessero i risultati del lavoro sin qui fatto deludere le aspettative, Francesca Mirabelli, divenuta ormai “sentinella del basso Tirreno”, non esiterà a far fronte comune con associazioni e comitati nati sul litorale tirrenico per alzare il tono del dibattito e della protesta, se necessario. In tal caso, non dovrà dannarsi l’anima per trovare collaborazione. Cittadini, turisti, operatori turistici e commerciali che operano onestamente sono ormai così stanchi di vivere la stagione annaspando tra le mille difficoltà che non hanno esitato a mettere insieme le loro energie per cercare di arginare tutti gli atti di pirateria ambientale. Se è vero che, soprattutto nell’ultimo anno, è notevolmente cresciuta la sensibilità dei responsabili di enti e istituzioni verso le tematiche ambientali – nel corso di tre importanti convegni tenutisi a Pizzo, Tropea e Nicotera hanno tutti assunto precisi impegni nei confronti di cittadini e associazioni – è altrettanto vero che sarà complicato controllare la rabbia della gente qualora non dovesse cambiar nulla. Da Nicotera a Tortora, nessuno vuole più nuotare tra pesci morti, liquami e strisce di sporco.

Da Nicotera a Tortora sono tutti con le antenne alzate per captare ogni minimo segnale negativo. Ne vanno di mezzo voglia di fare vacanza, salute ed economia. Al momento, Francesca Mirabelli e “Mare pulito Bruno Giordano” guardano anche con grande attenzione a quanto il battello oceanografico “Vettoria”, utilizzato dalla “Anton Dhorn” per le sue ricerche sui fondali marini, ha portato alla luce nel golfo di Gioia Tauro, dove, a poche decine di metri dalla riva, è stato trovato un tubo che da sei anni scarica liquami senza che nessuno sia intervenuto per ripararlo. La relazione è finita sul tavolo dei responsabili degli uffici competenti. Cosa faranno Regione, Capitaneria di porto di Gioia Tauro e Procura di Palmi? Cosa faranno gli stessi enti e il Comune di Rosarno per porre fine allo scempio ambientale del collettore Vena? E i guai del Mesima la Regione pensa di risolverli bonificando ogni anno le acque della foce? Non c’è che da aspettare per capire.



