Il Comune di Nicotera aderisce al movimento di sindaci, associazioni e cittadini della Piana contro il raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro Il Comune di Nicotera aderisce al movimento di sindaci, associazioni e cittadini della Piana contro il raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro

Il Comune di Nicotera aderisce al movimento di sindaci, associazioni e cittadini della Piana contro il raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro

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Approvata all’unanimità dal consiglio comunale del 30 maggio la proposta di delibera presentata dal gruppo consiliare Movi@Vento riguardante l’adesione del Comune di Nicotera al movimento in atto dei sindaci, delle associazioni e dei cittadini della Piana contro il raddoppio dell’inceneritore di Gioia Tauro.

A seguito del D.G.R. n. 9 del 21/03/2022, infatti,  è stato emanato un avviso pubblico per la ricerca di operatori economici interessati alla presentazione di proposte di project financing finalizzate all’individuazione del promotore ex art. 183 d.lgs. N. 50/2016, per l’affidamento della concessione relativa alla “Progettazione e realizzazione dell’adeguamento e completamento del termovalorizzatore di Gioia Tauro comprensiva della gestione”, l’avviso, inizialmente scadente il 30 maggio 2022, risulta prorogato di 60 giorni.

“Il nostro gruppo Movi@Vento – afferma il consigliere di minoranza Antonio D’Agostino -, consapevole del fatto che l’impatto ambientale e sulla salute evidenziato riguarderebbe anche il nostro territorio comunale, vista la

Antonio D’Agostino

vicinanza all’impianto di Gioia Tauro, ha chiesto al consiglio comunale di assumere una posizione ufficiale, chiara e univoca, deliberando la propria contrarietà al previsto raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro, aderendo al movimento di opposizione in atto, alla cui guida vi sono in prima linea i sindaci della Piana e dei comuni che la contornano e che avvertono l’importanza imprescindibile di tutelare l’ambiente e la salute dei propri concittadini rappresentati”.

L’opposizione al raddoppio dei sindaci, di alcuni parlamentari e consiglieri regionali, dei movimenti ambientalisti e dei cittadini si è concretizzata in diversi incontri, molto partecipati, presso la sala consiliare del comune di Gioia Tauro. Nel corso di questi è stata anche decisa una manifestazione pubblica poi tenutasi il 7 maggio 2022 in piazza Duomo della città della Piana. In tali occasioni è emersa una netta contrarietà alla scelta voluta dal presidente Occhiuto senza ascoltare né i sindaci del comprensorio né quello della città metropolitana e, tanto meno, le comunità. Molte le motivazioni che supportano il rifiuto del raddoppio dell’impianto che porterebbe l’attuale potenzialità di trattamento di 120mila ton a 240mila ton. Esse sono state esposte e ampiamente argomentate nel corso delle riunioni pubbliche alle quali abbiamo sempre partecipato come consiglieri comunali, consapevoli dell’importanza della questione. Ne riportiamo sinteticamente alcune tra le più le più significative .

“Un termovalorizzatore – continua D’Agostino -, che altro non è che un inceneritore con recupero energetico, viola le direttive dell’UE che puntano sull’economia circolare nel campo della gestione dei rifiuti (vedasi “Pacchetto economia circolare” del 4 luglio 2018) secondo una precisa gerarchia: un impianto del genere contravviene a questa direttiva perché brucia materie che vengono definitivamente distrutte mentre potrebbero tornare a nuova vita. Si pensi a materiali come la carta, la plastica e il legno. Da evidenziare che il bilancio tra l’energia che viene risparmiata producendo oggetti a partire da materiali recuperati con la raccolta differenziata (materia prima/seconda), è certamente maggiore di quella che si recupera bruciandoli. Inoltre è importante che in entrambi i processi sia verificato il rapporto costi-benefici e non solo quello dei costi-ricavi, perché molti dei costi connessi al processo di “termovalorizzazione” restano nascosti o volutamente non computati. Ci si riferisce agli impatti sull’ambiente, sul lavoro e sulla salute umana. In quest’ultimo caso poi, sarebbe cinico e immorale soltanto pensare di poter monetizzare una vita umana distrutta a causa di una patologia mortale imputabile alle emissioni di un simile impianto. C’è anche da far capire a coloro che pensano che un inceneritore faccia sparire i rifiuti, risolvendo il problema delle discariche, che esiste il principio fisico che porta il nome di Lavoisier, secondo il quale “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. E infatti nel caso di un inceneritore, la materia combusta si trasforma in parte in ceneri e in parte in altri prodotti secondari quali diossine, ossidi di azoto, furani, polveri sottili e ultra sottili ecc. ecc. Per quanto riguarda le ceneri esse sono pari al 30% del materiale in ingresso; sono di tipo pesante e volatile, e costituiscono rifiuti pericolosi, da trattare a parte per il successivo conferimento in discarica, con tutti i problemi e i costi che ne derivano”.

“Alcuni – dichiara – tra le più importanti ragioni che motivano un netto NO ad una scelta che consideriamo sconsiderata da molti punti di vista e che verrebbe a consolidare la tendenza nefasta a fare di una delle più belle piane della nostra regione un ricettacolo di impianti dal forte impatto sull’ambiente.  Nel piano dei rifiuti della regione Calabria del 2016 e nelle successive linee d’indirizzo, viene stabilito il principio “Rifiuti zero”, il che significa abolire gradualmente le discariche, puntando sulla raccolta differenziata che attualmente in Calabria si attesta intorno al 52% (370.000 ton/anno). Un inceneritore contrasta del tutto con tale principio. Basti considerare che, affinché un tale impianto, molto costoso, sia economico come investimento e come gestione, ha bisogno di molto combustibile; e questo, per essere a rendimento conveniente, deve avere un potere calorifico elevato; vale a dir che deve bruciare soprattutto carta, plastica ecc.. E ciò dimostra con tutta evidenza, come incenerire sia in totale contrasto con la raccolta differenziata. E’ dunque evidente che, col raddoppio dell’impianto di Gioia Tauro, venendo bruciate 000 ton/anno di rifiuti, cioè un terzo di quelli prodotti annualmente in Calabria, si metterebbe una pietra tombale sull’obbiettivo contenuto nel pacchetto UE citato, che punta ad arrivare al 90% di RD di arrivare entro il 2035. Inoltre, il presidente Occhiuto non può decidere in totale autonomia una scelta così importante per il territorio della Piana, senza che, prioritariamente, venga aggiornato il Piano dei rifiuti regionale del 2016 e vengano esperite le procedure democratiche che riguardano in primis le comunità locali, come sancito dalla convenzione di Aarhus del 1998. La stessa chiarisce che: la partecipazione del pubblico deve avvenire nellefasi iniziali del processo decisionale e deve prevedere tempi di svolgimento ‘ragionevoli’ (tempi troppo brevi non consentono un adeguato coinvolgimento del pubblico). Il pubblico deve essere messo in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie a garantire un processo di partecipazione consapevolee la decisione finale deve tenere nella dovuta considerazione i risultati della partecipazione. Quando il presidente della nostra regione dice che il raddoppio renderà meno inquinante l’impianto, certifica egli stesso che finora l’inceneritore, tra interruzioni, guasti e controlli insufficienti, è stato inquinante, incidendo gravemente sulla salute dei residenti. E questo per via dei veleni che ha propinato, siano essi diossine, furani, ossidi di azoto, particolato ultrafine ecc. ecc., responsabili di patologie tumorali quali i linfomi non Hodgkin, i sarcomi, i tumori polmonari, le cardiopatie ecc. Già il d.lgs. 152/2006 (codice dell’ambiente) prevedeva all’art. 182 bis il principio di prossimità vale a dire che i rifiuti debbano essere smaltiti in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione. Un inceneritore con una potenzialità di trattamento di 240.000 ton, concentrerebbe a Gioia Tauro, come già detto, oltre il 30% di tutti i rifiuti prodotti in Calabria (circa 750.000 ton). Nelle modifiche al Piano regionale apportate dalla G.R. Oliverio, venivano stabilite le distanze degli inceneritori dai centri abitati (compresi gli agglomerati costituiti da case sparse) che dovevano essere non inferiori a 2000 mt. Basta andare su google maps per vedere che tali distanze non vengono rispettate in questo caso, perché parliamo dell’ordine di 400-600 mt. per l’agglomerato presente in contrada Spartimento, di 1400 mt. per quello intorno alla chiesa Sant’Antonio lungo la strada Melicucco-Eranova e di 1000 mt. circa per il porto”.

Attualmente, in un’area abbastanza circoscritta esistono:

  • Il mega-depuratore gestito dalla IAM al quale anche il nostro comune, insieme ad altri sedici, invia i propri reflui fognari;
  • La discarica Marrella, a tutt’oggi non bonificata, che doveva ricevere gli scarti degli impianti di Sambatello, Siderno e Goia Tauro e ha finito invece col ricevere quantità sempre maggiori di rifiuto “tal quale”. Ancora oggi continua a sversare il suo percolato venefico nel torrente Budello per poi finire a mare.
  • La centrale turbogas di Rizziconi.
  • L’elettrodotto Rizziconi-Laino Borgo.

“E come se non bastasse, si è riaffacciato il fantasma del rigassificatore, complice la guerra in corso in Ucraina, la cui realizzazione viene oggi addirittura invocata dal Presidente Occhiuto che la considera un’opera strategica. E questo per una regione che esporta già i due terzi dell’energia che produce”.

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