NICOTERA – Ricevo la risposta del primo cittadino e rimando volentieri al mittente anche la sua ironica esortazione: “si smetta di giocare al principe e si inizi a pensare come veri leader”. Nicotera ha bisogno proprio di una leadership con visione, capacità progettuale, relazioni istituzionali, peso politico e concretezza. Al di là delle differenze, considero comunque positivo che dopo anni si sia finalmente riattivata una dialettica pubblica.
Tuttavia, dopo sette anni di amministrazione, credo sia legittimo chiedersi quale sia la visione complessiva di sviluppo della città. Bisogna guardare alcuni Comuni vicini per vedere il salto di qualità di una realtà capace di programmare, intercettare finanziamenti, trasformare le opportunità in progetti e costruire una prospettiva. E dopo sette anni, credo che qualche domanda sia ormai inevitabile.
«Non cerco poltrone o candidature»
Voglio poi chiarire definitivamente un punto, visto che nella risposta del sindaco si evocano “palcoscenici”, “pretendenti al trono”, “principi” e ambizioni personali. Non cerco candidature. Non cerco una poltrona. Non sto preparando alcuna corsa elettorale. Anzi, mi sentirei davvero povero di prospettive se, dopo l’esperienza già vissuta, dopo le battaglie affrontate e dopo aver ottenuto anche soddisfazione in sede di ricorso, la mia massima ambizione fosse oggi quella di tornare semplicemente a contendersi una collocazione politica come consigliere comunale.
Il trono, se qualcuno lo vede, lo lascio volentieri ad altri. A me interessa altro: da cittadino e da nicoterese vorrei vedere finalmente una città più sviluppata, autorevole, capace di utilizzare le competenze che possiede e di costruire opportunità per chi ci vive. Nicotera, negli anni, ha espresso professionisti, dirigenti, tecnici e personalità di valore in tanti settori; le capacità non mancano. Il vero problema è riuscire a metterle insieme, creare una direzione comune e trasformarle in forza per il territorio. Ed è qui che entra in gioco la politica, quella vera: quella che non si limita ad amministrare il quotidiano, ma costruisce una prospettiva.
La proposta sul Castello Ruffo
Per questo torno sulla questione del Castello Ruffo. La mia proposta non è mai stata: “prendiamo oltre tre milioni dal bilancio comunale e compriamo il Castello domani mattina”. Questa è una rappresentazione semplicistica della questione. Io ho chiesto un’altra cosa: che il Comune apra una seria interlocuzione con la Regione Calabria, il Ministero, la Soprintendenza e i soggetti competenti, per capire se esistano strumenti, finanziamenti e formule in grado di consentire un’acquisizione pubblica – come fatto, ad esempio, con il Palazzo Giffone a Tropea –, una gestione comunitaria o comunque una valorizzazione che mantenga sul territorio una parte importante del valore prodotto dal bene. Prima di dire che una strada è impossibile, credo sia dovere di chi amministra verificare se possa diventare possibile.
E voglio essere molto chiaro anche su questo: non sono innamorato della mia proposta. Se, dopo uno studio serio e un confronto con professionisti competenti, dovesse emergere che l’acquisizione pubblica non è sostenibile o non è la strada migliore, sarei il primo ad alzare le mani e a prenderne atto. Non ho alcun problema a riconoscere una soluzione migliore; anzi, è esattamente questo il senso del confronto. A tal proposito, considero interessante la proposta avanzata da un nostro paesano: una formula che coinvolga la comunità, con capitale diffuso, regia pubblica e gestione imprenditoriale. È sicuramente una strada da approfondire; non so se sia la soluzione definitiva, ma merita uno studio serio, perché il punto non dovrebbe essere stabilire chi ha avuto per primo l’idea giusta, ma salvare, valorizzare e rendere produttivo il Castello Ruffo nell’interesse di Nicotera.
La differenza tra amministrare e governare
Se la mia proposta non funziona, se ne scelga una migliore. Finché ognuno difenderà il proprio piccolo spazio e finché non costruiremo una forza politica e istituzionale unitaria, Nicotera resterà ferma allo stesso punto, a parlare delle basi. Una città non si sviluppa perché si cambia una lampadina o si asfalta una strada. Si sviluppa quando decide cosa vuole diventare nei prossimi dieci, venti, trent’anni. È lì che si vede la differenza tra amministrare e governare, e soprattutto è lì che si vede il peso politico di chi rappresenta una comunità. In situazioni come quella del Castello Ruffo, la leadership si misura nella capacità di alzare il telefono, aprire interlocuzioni, coinvolgere Regione e Governo, trovare interlocutori credibili, mettere insieme professionisti e intercettare risorse.
In tanti Comuni vicino al nostro questo accade, persino con misure mirate solo per quella specifica comunità, ed è proprio questo che dobbiamo imparare a fare meglio. Non basta dire che mancano i soldi: la politica serve anche a trovarli. Non basta dire che una cosa è difficile: la politica serve a costruire le condizioni perché diventi realizzabile. Non basta aspettare che arrivi un imprenditore illuminato. Un’amministrazione dovrebbe prima domandarsi se esiste una strada attraverso la quale quella ricchezza possa essere generata mantenendo una parte del valore all’interno della comunità stessa.
Un’opportunità di sviluppo per i prossimi trent’anni
Il Castello Ruffo potrebbe ospitare attività culturali, museali, congressuali, ricettive, ristorative, eventi e iniziative dedicate a favorire la Dieta Mediterranea, la storia di Nicotera e il territorio. Potrebbe creare occupazione, generare flussi turistici e diventare il perno di una strategia capace di collegare il centro storico, la costa, la cultura, l’enogastronomia e il turismo.
E allora la domanda non è soltanto: quanto costa acquistarlo? La vera domanda è: quanto può valere per Nicotera nei prossimi trent’anni se inserito dentro una visione seria di sviluppo? È questa la differenza fondamentale tra guardare un bene come un costo e guardarlo come un’opportunità.
Su un’altra cosa voglio insistere: Nicotera ha prodotto persone di grande valore in tantissimi settori. Quello che spesso è mancato è la capacità politica di mettere queste competenze attorno allo stesso tavolo e trasformarle in una forza territoriale. Il peso politico non si proclama: si dimostra quando si riescono ad aprire porte, ottenere attenzione, attrarre risorse e portare risultati alla propria comunità. È lì che si vede la vera leadership, non nella poltrona occupata, ma nelle opportunità che si riescono a creare per la propria città.
Per questo faccio volentieri mia la frase del sindaco: smettiamo di giocare al principe e iniziamo a pensare da veri leader. Ma facciamolo davvero, senza personalismi, senza trasformare ogni proposta in uno scontro elettorale, senza immaginare candidature dietro ogni opinione diversa. Personalmente non cerco una candidatura: cerco una prospettiva per Nicotera.
Credo sia arrivato il momento di alzare il livello del confronto. Meno politica della poltrona, meno discussioni sull’ordinario e più visione, progettualità, competenze e capacità di portare risorse sul territorio. Se sapremo farlo insieme, il Castello Ruffo così come altre realtà presenti sul territorio potranno essere un’occasione; se continueremo a dividerci e a ragionare in piccolo, resteremo ancora una volta a discutere delle basi mentre gli altri progettano il futuro.



