L’8 marzo, Giornata internazionale della donna, rappresenta un momento di riflessione profonda sulle conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute dalle donne nel corso della storia, ed in particolare su ciò che resta ancora da conquistare.
È una data che affonda le sue radici nelle lotte per i diritti, nel coraggio di tutte quelle donne che hanno sfidato discriminazioni e ingiustizie, ed hanno preteso, e ancora oggi, continuano a pretendere pari dignità.
L’ 8 marzo nasce all’inizio del Novecento, in un contesto segnato da forti disuguaglianze sociali e lavorative.
Non è una “festa” come purtroppo, ancora oggi molti considerano, ma un momento di riflessione profonda.
Un momento, per fare il punto sui traguardi raggiunti e, soprattutto, su quelli ancora lontani.
Non possiamo negare che tante cose sono cambiate: il diritto di voto, l’accesso all’istruzione, la presenza crescente nei luoghi decisionali.
Figure come Rita Levi-Montalcini hanno dimostrato che il talento e la determinazione non hanno genere, diventando simboli di eccellenza e ispirazione.
Un grande storico Eric Hobsbawn, ha detto che la rivoluzione femminile è stata l’unica rivoluzione riuscita del Novecento.
Eppure, ancora oggi le retribuzioni nel campo lavorativo, la violenza di genere e la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia restano questioni aperte.
Ancora oggi molte donne incontrano ostacoli nella carriera, e spesso sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia.
La violenza di genere continua a dilagare, inarrestabile, con numeri che parlano di emergenza quotidiana.
La strada verso una reale parità è ancora lunga e richiede un forte impegno quotidiano, non solo simbolico.
L’8 marzo, ci invita ad interrogarci su quanto : istituzioni, imprese, cittadini , possano fare ancora per costruire una società più equa.
C’è indubbiamente una responsabilità collettiva: educare al rispetto, contrastare stereotipi, sostenere politiche inclusive.
Celebrare questa giornata, significa anche valorizzare il contributo delle donne in ogni ambito: dalla famiglia alla comunità; dalla scienza alla cultura, dall’economia alla politica.
Significa riconoscere che la parità è prima di tutto un diritto fondamentale.
L’8 marzo diventa così un promemoria.
Un richiamo alla memoria delle battaglie passate e un impegno verso il futuro.
Una società che investe sulla libertà e sull’autonomia delle donne investe, sul proprio progresso.
Forse un giorno si potrà davvero “festeggiare” quando non ci sarà più bisogno di lottare per la parità, e la parità sarà pura normalità.
Oggi in questa giornata, pregna di significati, il mio pensiero va a tutte quelle donne che soffrono l’ingiustizia e l’ignoranza.
Il mio pensiero va a tutte quelle donne costrette a lavori domestici, alle bambine obbligate a sposarsi in età precoce, alle ragazze private dei loro diritti fondamentali, alle donne ucraine, la cui vita è stata sconvolta dalla guerra, alle donne di Teheran, alle donne afghane e di altri paesi in guerra .
A quelle donne che stanno cercando di resistere e a quelle che sono partite per fuggire dai bombardamenti.
infine dedico questa giornata alla pace anch’essa donna: che sa generare vita anche dove tutto sembra perduto, che ascolta prima di parlare, che ricuce ciò che l’odio ha strappato, che custodisce la forza silenziosa della cura. Perché la pace, come una donna, è coraggio quotidiano e presenza di umanità.
Auguri a tutte le donne del mondo.
Caterina Sorbara

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