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Venticinque anni fa gli accordio di pace in Mozambico, un successo italiano.

Dopo l’indipendenza nel 1975, il Mozambico, sotto la presidenza di Samora Machel, leader del movimento socialista Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO), si allineò politicamente all’Unione Sovietica, dando luogo a un’economia socialista e diventando un punto di riferimento per i movimenti indipendentisti e anti-apartheid dei vicini Sudafrica e Rhodesia.

Questi paesi, con l’apporto anche degli Stati Uniti, finanziarono la costituzione in Mozambico di un esercito di liberazione anti-comunista detto RENAMO. Nei primi anni ottanta, la RENAMO iniziò una serie di attacchi contro le strutture del paese (inclusi ferrovie, scuole e ospedali), trascinando il Mozambico nella guerra civile.

Nel 1984, il Mozambico firmò col leader nazionalista sudafricano P. W. Botha l’accordo di Nkomati, che prevedeva la cessazione delle ostilità in cambio dell’espulsione dal Mozambico dei membri in esilio del movimento anti-apartheid sudafricano African National Congress (ANC). Il Mozambico tenne fede all’accordo, ma il Sudafrica continuò a finanziare i ribelli. Nel 1986, Samora Machel, morì in territorio sudafricano in un incidente aereo di cui molti attribuirono la responsabilità ai servizi segreti sudafricani. A Machel succedette Joaquim Chissano.

Nel 1990, il regime sudafricano dell’apartheid stava crollando, e aveva anche perso l’appoggio degli Stati Uniti. In questo mutato contesto, FRELIMO e RENAMO iniziarono a negoziare. A novembre venne concordata una nuova costituzione, che decretava la nascita in Mozambico di una democrazia multipartitica.

Gli accordi di pace si raggiunsero con la lunga opera di mediazione, durata 27 mesi con 11 sessioni di lavoro, iniziata e condotta a termine, con l’appoggio delle Nazioni Unite, dal Sottosegretario agli Affari Esteri Mario Raffaelli, dall’Ambasciatore d’Italia Manfredo Incisa di Camerana e dalla Comunità di Sant’Egidio, rappresentata da Andrea Riccardi, Matteo Zuppi e dal vescovo Jaime Gonçalves. Così Andrea Riccardi introduceva i lavori per la pace: “Questa casa, questo antico monastero, si apre in questi giorni come una casa mozambicana per i mozambicani (…) Abbiamo la consapevolezza di avere innanzi mozambicani patrioti, veramente africani, senza la presenza di esterni. Ciascuno di voi ha radici profonde nel paese. La vostra storia si chiama Mozambico. Il vostro futuro si chiama Mozambico. Noi stessi siamo qui come ospitanti di un evento e di un incontro che sentiamo totalmente mozambicani. In questa prospettiva la nostra presenza intende essere forte per quel che riguarda l’amicizia, ma discreta e rispettosa”.

Il governo italiano era rappresentato da Mario Raffaelli. La delegazione del Frelimo era presente con Armando Guebuza (poi divenuto presidente del Mozambico), la delegazione della Renamo con Raul Domingos. Gli accordi sono stati firmati dal presidente di allora del Mozambico, capo del Frelimo Joaquim Chissano e dal capo della Renamo, Afonso Dhlakama.

Gli accordi divennero operativi il 15 ottobre 1992. Le Nazioni Unite inviarono un contingente di pace (ONUMOZ) con lo scopo di sorvegliare la fase di transizione alla democrazia. Il passaggio fu completato in pochi anni, e nel 1995 l’ONUMOZ lasciò il paese.

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