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Limbadi, Dda, Nucleo investigativo di Vibo Valentia e Compagnia di Tropea, insieme per scoprire chi ha fatto esplodere l’auto di Matteo Vinci

“Vicinanza ai familiari di Matteo Vinci e massima attenzione del Governo e delle Forze di polizia per far luce sul tremendo episodio di violenza ‘ndranghetista”. E’ quanto espresso dal prefetto, Guido Nicolò Longo, unitamente ai vertici delle Forze di Polizia, alla signora Rosaria Scarpulla, madre di Matteo, vittima del recente agguato di mafia e a Laura Sorbara, fidanzata del 44enne di Limbadi, durante l’incontro avvenuto in questi giorni a Vibo Valentia.

Nell’occasione, la famiglia Vinci era accompagnata dal proprio avvocato Giuseppe Antonio De Pace. La Scarpulla, presso la sede del Comando provinciale dell’Arma di Vibo Valentia e alla presenza dei vertici del Reparto operativo e del Nucleo investigativo dei carabinieri, è stata sentita, anche, dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso.

Matteo Vinci
Sara Scarpulla

“Il prefetto – dichiara De Pace – ha manifestato alla signora vicinanza e solidarietà, promettendo che farà tutto ciò che è di sua competenza”. Durante l’incontro con Longo, inoltre, l’avvocato avrebbe richiesto il rafforzamento delle misure di protezione nei confronti della Scarpulla considerando che per lei sarebbe stato predisposto solo il servizio di vigilanza. Riguardo alla seduta straordinaria del consiglio comunale convocata dal sindaco Pino Morello e alla quale sono stati invitati numerosi rappresentanti delle istituzionali locali, regionali e nazionali, “la nostra impressione – afferma l’avvocato – è che le autorità politiche e civili sono state latitanti confermando ciò che diceva Giovanni Falcone, “la mafia non sarebbe nulla senza lo Stato”. Questo loro atteggiamento dimostra praticamente che i nostri politicastri, a cui piace calcare le scene in occasioni convenzionali, quando si tratta di entrare con gli scarponi in alcune situazioni se ne stanno alla larga perché sicuramente hanno qualche carbone bagnato nel loro carniere”.

Soddisfatti, invece i Vinci, della consistente partecipazione da parte della gente comune alla fiaccolata del 14. “Adesso non dobbiamo mollare la presa – evidenzia De Pace –, perché questa vicenda interroga e coinvolge tutti. L’evento che si è verificato è un fatto che riguarda la collettività, è stata una bomba abbandonata tra i piedi della gente che è esplosa sotto le gambe di Matteo Vinci, ma è come se fosse esplosa tra i piedi di tutti noi. Per quanto ci riguarda, sul caso, da parte della Magistratura l’attenzione è massima, così come da parte della Prefettura. Da parte dell’altra componente che dovrebbe essere la cornice della nostra società civile, cioè la sfera politica, invece, è abbastanza defilata”.

Il Maggiore Dario Solito

Intanto, le attività investigative starebbero proseguendo a 360 gradi con le Forze dell’ordine impegnate su più fronti.  In particolare, le indagini in mano ai carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia unitamente ai colleghi della Compagnia di Tropea guidati dal comandante, maggiore Dario Solito, attualmente sarebbero concentrate nel comprensorio di Limbadi, anche perché sarebbe necessario partire dal luogo dove si è verificato l’eclatante atto criminale. Al vaglio degli inquirenti, perciò, primariamente la teoria tanto invocata dalla signora Scarpulla, successivamente dovrebbero essere vagliate, però, anche altre ipotesi, setacciate altre piste, per la necessità e l’obbligo da parte di chi indaga di non escludere nulla a prescindere, onde evitare di scartare, nella fase iniziale delle investigazioni, praticamente nulla. Sarebbe infondata, invece, la notizia dell’intervento, sul luogo della deflagrazione, dei Ris di Messina in quanto, il giorno stesso dell’omicidio, in località “Cervulara”, i Carabinieri presenti nell’area del delitto avrebbero autonomamente repertato tutto ciò che sarebbe stato ritrovato, perciò, qualsiasi elemento utile alle indagini. Frattanto, migliorano le condizioni del settantacinquenne padre di Matteo Vinci, Francesco, coinvolto nel vile attentato. Già da qualche giorno, infatti, l’uomo ricoverato presso il Centro ustioni di Palermo è fuori pericolo di vita.

“Chiediamo al Presidente della Repubblica che manifesti la sua presenza fisica sul territorio per rimarcare il fatto che l’articolo 87 della Costituzione si rispetta, anche, con un gesto solenne come quello che auspichiamo insieme alla commemorazione con funerali di Stato per Matteo Vinci”. E’ ancora l’avvocato De Pace a chiedere rispetto per Matteo e per la famiglia che rappresenta. Considerazione e attenzione, quindi, anche da parte del capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinchè a Matteo venga riconosciuto lo status di vittima di mafia, come accadde per Filippo Ceravolo, il 19enne di Soriano ucciso nella notte del 25 ottobre 2012 da due colpi di fucile al cranio, mentre rientrava a Soriano Calabro, dopo aver fatto visita alla fidanzata a Pizzoni. Ma sono tante le vittime con cui fa i conti il Vibonese, vittime della violenza. Così, negli ultimi due anni, Maria Chindamo e Francesco Prestia Lamberti. Tutto ciò dopo che, durante il consiglio comunale aperto, il primo cittadino di Limbadi, Pino Morello, aveva assunto anche l’impegno che nel giorno dei funerali di Matteo sarà proclamato nel comune del vibonese il lutto cittadino.

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