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Caos Libia. Evacuata l’Ambasciata italiana

A Tripoli si combatte dalla scorsa settimana, quando sono iniziati scontri molto violenti tra milizie rivali: nonostante diversi tentativi di mediazione, finora non è stata raggiunta alcuna tregua. Secondo il governo italiano, gli scontri sarebbero il risultato delle politiche francesi in Libia degli ultimi anni, in particolare dell’intervento militare del 2011 che destituì l’ex presidente libico Muammar Gheddafi, e dell’attuale posizione politica della Francia a fianco di Haftar.

Il presidente della Camera, Roberto Fico (M5S), ha detto «La Francia ci ha lasciato in questa situazione dopo essere andata unilateralmente in Libia e oggi siamo sull’orlo di una nuova guerra civile». Un concetto simile è stato espresso anche dalla ministra della Difesa, Elisabetta Trenta (M5S): «Certo, è innegabile che oggi il paese si trova in questa situazione perché qualcuno, nel 2011, antepose i suoi interessi a quelli dei libici e dell’Europa stessa. Ma ora bisogna remare tutti insieme per il bene e la pace del popolo libico».

Salvini Ministro dell’Interno ha detto, l: «Sono preoccupato [della situazione in Libia, ndr], penso che dietro ci sia qualcuno. Qualcuno che ha fatto una guerrache non si doveva fare, che convoca elezioni senza sentire gli alleati e le fazioni locali, qualcuno che è andato a fare forzature, a esportare la democrazia, cose che non funzionano mai. Spero che il cessate il fuoco arrivi subito». Nella sua dichiarazione, Salvini ha fatto riferimento alla questione delle elezioni, uno dei temi di maggiore discordia degli ultimi mesi tra Italia e Francia, e al fatto che la Francia abbia fatto di testa propria, senza sentire «gli alleati»

Evacuata l’Ambasciata d’Italia a Tripoli navi verso Malta, rimane solo una presenza simbolo.  ‘Presenza più flessibile’, per questioni di sicurezza. Cinque armati, carabinieri e servizi segreti a presidiare, ma dall’ambasciata d’Italia s Tripoli vanno via diplomatici e tecnici, operazione compiuta utilizzando navi militari italiane in partenza probabilmente per Malta. 47 morti e 129 feriti in 8 giorni l’ultimo bilancio della Missione dell’Onu in Libia. Dichiarato lo stato d’emergenza a Tripoli e nelle periferie della capitale per i violenti scontri tra milizie, i peggiori dal 2014, Difficile al momento persino capire chi combatte chi. Sotto attacco il governo guidato da Fayez al Sarraj e sostenuto dall’Italia.

La rivolta di Tarhuna. Tripoli caos, stato di emergenza. Protagonista dell’assalto alla capitale che da lunedì scorso è costato la vita a oltre 40 persone e centinaia di feriti, la Settima Brigata, milizia della cittadina di Tarhuna, 60 chilometri a sud della capitale, comandata dal colonnello

Abdel Rahim Al-Kani. Da ieri la ‘brigata Tarhuna’ punta sul centro della città. Primo, l’assalto al quartiere di Abu Salim a Tripoli, tristemente celebre per il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 prigionieri furono massacrati a colpi di granateRegime corrotto. «La Brigata continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata», ha tuonato il leader Abdel Rahim Al Kani. «Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico», ha incalzato Kani. La Brigata ha assunto il controllo di diversi quartieri, nei quali “i residenti erano costretti a pagare un tributo” alle milizie fedeli al governo Sarraj.

Legalità a comando. Nella serata di domenica i portavoce militari dei Tarhuna hanno annunciato la conquista di centri strategici lungo l’asse verso l’aeroporto, chiuso da due giorni dopo il lancio di alcuni razzi e colpi di mortaio verso lo scalo. Proprio in quest’area vi sarebbero stati “feroci combattimenti”. I miliziani di Kani affermano di aver conquistato l’accademia di polizia e una sede del ministero dell’Interno verso l’aeroporto. I detenuti del vicino carcere di Ain Zara liberi e in fuga. Resta aperta l’ambasciata italiana sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel vicino.

Le regioni vere. Per il governo di Fayez al Sarraj, l’obiettivo vero dei rivoltosi (corruzione dilagante su tutti i fronti), «è quello di interrompere il processo di transizione politica». Senza fare direttamente nomi, l’indice accusatore punta verso la Cirenaica, al generale Kalifas Haftar a cui non basta più comandare un esercito, ma vuole guidare tutto il Paese. Alleanze e interessi petroliferi contrapposti, con l’Italia sotto attacco. Al punto che Grazia Longo, su La Stampa, azzarda di una ‘task force’ italiana, Difesa, Esteri e l’Aise, i servizi segreti esteri con i loro operativi sul campo.

Il generale scomparso. Carabinieri e militari-spia certamente a difesa dell’ambasciata, e milizie assortite che inviano rinforzi verso la capitale. Con chi e contro chi? Con Al-Serraj le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, guidate da Haithem al-Tajouri, la Forza speciale di Dissuasione (Rada), la Brigata Abu Selim, la Brigata Nawassi, tutte finanziate dall’Unione europea. Più defilata la Brigata 301 di Misurata, la formazione più potente in città. Sabato il generale Mohammed Al-Haddad, capo delle forze armate governative dopo aver incontrato i capi delle milizie locali è scomparso.

In collaborazione con Ennio Remondino. Per approfondimenti www.remocontro.it

 

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