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I calabresi senza più diritto di cura. Lo denunciano Uneba, Anaste e Agidae

“E’ saltato il sistema del welfare territoriale calabrese sia sanitario che socio-sanitario che socio-assistenziale”. Lo affermano le associazioni di categoria Uneba, Anaste, Agidae, che non riescono a essere ricevute dal governatore della Calabria, Mario Oliverio, nonostante si occupino delle persone più fragili. “Ad aggravare una situazione già particolarmente critica si aggiunge anche la predisposizione dei parametri di misurazione dei Lea su dati inesatti – denunciano – il rilevamento del fabbisogno di salute dei cittadini utilizzato è quello del 2013. I cittadini calabresi, in pratica, non hanno più diritto di curarsi”. “Ormai la produzione di atti amministrativi (decreti del commissario ad acta per il piano di rientro dal debito sanitario) non conosce limiti ma soprattutto è oggetto di frequenti atti di annullamento da parte del Tar e del Consiglio di Stato – affermano – Ciò nonostante lo stesso commissario continua ad imporre una organizzazione e gestione dei servizi e dei rapporti contrattuali con gli erogatori spesso contrarie alle decisioni di tali organi della giustizia amministrativa”.

Relativamente ai Lea, secondo Uneba, Anaste, Agidae “è necessario ribadire che sono stati individuati a partire da dati Istat riferiti all’anno 2013 e non a quelli del 2017, come lo stesso tavolo ministeriale fa notare. Ed il commissario, nonostante il tavolo, nonostante la dovuta osservazione di qualche Asp, continua a imporre quanto disposto con il decreto 166/2017 e cioè che la programmazione dell’assistenza territoriale debba essere elaborata con i dati riferiti all’anno 2013”.

Non solo, sempre nel detto decreto, “le Rsa medicalizzate e le strutture per le demenze, ancora quasi inesistenti in Calabria, non presentano propri posti letto. In Calabria i posti letto delle Rsa medicalizzate e per le demenze sono considerati all’interno del numero dei posti letto per anziani. Cosa già stigmatizzata anche dal tavolo romano in quanto sia i posti per le demenze che quelli per la Rsa medicalizzate possono essere occupati anche da persone sotto i 64 anni di età”.

Criticità che obbligano le strutture private accreditate a ritardare il pagamento degli stipendi verso i lavoratori; ritardare i pagamenti verso i fornitori e professionisti; rateizzare i contributi verso l’Inps; rateizzare il pagamento delle imposte verso l’Erario; ricorrere all’addebitamento bancario e per alcune di esse a ricorrere al concordato preventivo in continuità aziendale.Pertanto anche le aziende più sane sono già in drammatiche condizioni economiche. Continuando di questo passo, tra poco, non saranno più in grado di fornire le tipologie di assistenza che vengono loro richieste.

Tra le principali inadempienze si segnalano: il mancato pagamento della quota sociale; prestazioni richieste oltre il tetto di spesa. Un discorso a parte merita la determinazione delle tariffe. Partendo dall’idea della riduzione numerica delle tariffe, La struttura commissariale ha emesso dapprima il Dca 102/2018, subito dopo revocato dal Dca n. 118/2018 con cui ha abbattuto le tariffe delle Rsa, abbattendo il personale. L’incidenza del costo del personale sulle tariffe è, infatti, circa il 67%. Ridurre il personale qualificato per far scendere sconsideratamente l’ammontare delle rette, con un ragionamento slegato dalla realtà dell’assistenza, equivale a rendere impossibile la normale turnazione di servizio che consente l’assistenza h24. Riducendo il personale, indubbiamente, si riducono i costi, ma come è possibile mantenere gli standard qualitativi se manca il personale qualificato in grado di svolgere l’assistenza dovuta alle persone ricoverate? Il Dca 118/2018, impugnato davanti al Tar dalle associazioni di categoria, è stato dichiarato illegittimo nella parte in cui non ha previsto tempi adeguati affinché le strutture si adeguassero (cioè per l’espletamento del licenziamento di circa 400 unità). Incurante di quanto stabilito dal Tar, la struttura commissariale ha deciso di emettere il 27 giugno 2018 un nuovo decreto (Dca 140/2018) che non solo conferma quanto disposto dal Dca 118, ma addirittura ne retrodata gli effetti – il cui decorrere è stato ritenuto illegittimo dal primo novembre 2017 – al luglio 2017”. Eppure “la qualità dell’assistenza offerta – ricordano le associazioni – assicura dignità dalle persone fragili che necessitano di cure, e i lavoratori si impegnano ogni giorno – nonostante le difficoltà economiche- a fornirla”. Ma “Non riusciremo a lungo, purtroppo, a garantire i servizi finora erogati. Il sistema di Welfare in Calabria è allo stremo delle forze”. L’appello alle istituzioni calabresi, al presidente della Regione, Mario Oliverio, al commissario ad acta, Massimo Scura, è a voler incontrare le associazioni per poter discutere delle più stringenti problematiche che riguardano il settore socio-sanitario e di farsi carico della difesa dei diritti di tutti i cittadini e dei lavoratori calabresi.

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