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Vibo Valentia, Idee per il futuro del patrimonio culturale

Ieri sera si è svolto al Sistema Bibliotecario Vibonese un incontro molto interessante sul tema dell’accessibilità e della fruibilità del patrimonio culturale storico, archeologico e museale della nostra città. L’incontro è stato promosso dallo stesso Sistema Bibliotecario e dall’archeologa Maria D’Andrea, in rappresentanza del costituendo Comitato civico per la celebrazione del cinquantesimo anniversario della fondazione del Museo nazionale archeologico Vito Capialbi. Nel corso dell’incontro sono state illustrate da Franco Prampolini della Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e dai titolari della Società DigiArt, alcune esperienze calabresi di utilizzo delle nuove tecnologie per favorire l’accessibilità al patrimonio archeologico.

Racconto tutto questo perché #Maipiúultimi si propone di sviluppare idee e progetti concreti, fattivi e sostenibili, anche finanziariamente considerato lo stato fallimentare del bilancio della città, per tentare di costruire una nuova identità per Vibo Valentia legata, anche, allo sviluppo dell’economia dell’accoglienza. Non molti vibonesi sanno che negli ultimi anni sono stati spesi milioni di euro per realizzare un parco archeologico urbano articolato su alcune importanti realtà: il Museo del Castello, le mura greche, i mosaici e tutta l’area di Sant’Aloe, il sito del Cofino, Santa Chiara e il castello di Bivona.

I cittadini non sanno e non hanno percezione di questi lavori perché allo stato, di questo importante investimento, non è ancora stato messo a sistema quasi nulla, Sant’Aloe per fare un esempio è solo una sterpaglia abbandonata. L’attività di valorizzazione di questo patrimonio è in gran parte di competenza del Comune di Vibo Valentia, che finora non ha progettato e realizzato quasi nulla per renderlo fruibile. Eppure, se si riflette un poco sugli esempi virtuosi di valorizzazione realizzati a Soriano, Pizzo e Zungri, visitati annualmente da decine di migliaia di turisti, si può immaginare che con molta applicazione e pocchissima spesa, analoghi risultati potrebbero essere conseguiti anche a Vibo Valentia.

Significherebbe realizzare posti di lavoro e attrarre in città molte persone: turisti, visitatori, scuole, incrementando notevolmente tutte le attività legate all’accoglienza, c’è da affidarsi solo alla fantasia, alle competenze che ci sono, e all’impegno serio per costruire qualcosa di importante. Più visitatori del patrimonio culturale vibonese vorrebbero dire più commercio, più artigianato, più accoglienza per la rete alberghiera e dell’accoglienza diffusa. Mi auguro che la realizzazione compiuta del Parco archeologico di Vibo Valentia diventi un punto qualificante della nuova amministrazione vibonese.

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