Vibo Valentia, discussione su “La libertà religiosa degli stranieri”
Vibo Valentia, discussione su “La libertà religiosa degli stranieri”

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Vibo Valentia, discussione su “La libertà religiosa degli stranieri”

Si è tenuto presso l’Istituto Maria Immacolata il seminario sul tema “La libertà religiosa degli stranieri”, organizzato dalla GAM, associazione di promozione sociale che si occupa, tra l’altro, di integrazione attraverso una prospettiva di genere.

I lavori sono stati introdotti e coordinati da Francesca Romano, consigliere della Corte d’Appello di Catanzaro e membro GAM, la quale ha sottolineato la necessità di una laicità attiva, e non meramente passiva, che non può non passare per la concreta attuazione dell’art. 3 della Costituzione. L’argomento, dopo i saluti della presidente Francesca Nacci, e l’intervento di don Giuseppe La Torre, che ha richiamato l’attenzione sulla conoscenza dell’altro e sul dialogo, è stato trattato da Nicola Fiorita, professore associato di diritto e religione in Europa e diritto islamico presso l’Università della Calabria.

Muovendo dalla considerazione che il riconoscimento della libertà religiosa  passa attraverso la laicità dello Stato ed il pluralismo, da cui non si può prescindere nelle società multiculturali e interreligiose, se si vuole realizzare una convivenza pacifica, Fiorita ha delineato diversi modelli di laicità: quello francese, in cui la libertà religiosa è riconosciuta a tutti, ma nel privato, non essendo consentita l’esposizione in pubblico di nessun segno distintivo dell’appartenenza religiosa, né l’esternazione pubblica di momenti di religiosità, per cui la religione scompare e non vengono riconosciute le differenze; quello anglosassone, in particolare canadese, diametralmente opposto, che, invece, accoglie le differenze per preservare le varie culture, consentendo attraverso leggi speciali pratiche particolari che diversamente non sarebbero ammesse; e quello italiano, che riconosce alcune differenze, compatibili con i principi fondamentali del nostro ordinamento ed i diritti inviolabili, attraverso specifiche intese. Si è, quindi, soffermato sulle diverse implicazioni di tali modelli, dal rischio per quello canadese di riconoscere regole incompatibili con le leggi statali, a quello per il modello francese di determinare contrasti insanabili tra legge dello Stato e legge di Dio, non riconoscendo diritti (si pensi a quello di portare il velo rivendicato dai musulmani) considerati irrinunciabili in base al credo religioso, sottolineando come quello italiano sia indubbiamente il più equilibrato, consentendo di valutare e pervenire ad un giusto contemperamento dei contrapposti interessi attraverso specifiche intese tra lo Stato e le Confessioni via via interessate, ma sia entrato in crisi nel momento in cui l’Islam è irrotto nel nostro paese in modo massivo e repentino, diventando la seconda confessione religiosa e ponendo, a causa delle peculiarità e frammentazioni che lo caratterizzano, diverse problematiche. Con la conseguenza che, come ha sottolineato Fiorita, ad oggi non solo non è intervenuta alcuna intesa con l’Islam, ma non sono state neppure avviate trattative in tale direzione, sebbene molte organizzazioni islamiche lo abbiano chiesto, adducendo i nostri governi come giustificazione la mancanza di un’autorità apicale da assumere come interlocutore, avendo l’Islam, quantomeno quello sunnita, un’organizzazione orizzontale senza clero, circostanza che se gli ha consentito un certo pluralismo ne ha causato la frammentazione in più correnti ed organizzazioni.

E’ seguita un’analisi dell’Islam che “da noi – afferma Fiorita- è una minoranza abituata però ad essere altrove confessione maggioritaria e ad imporre le sue regole a tutti, regole alcune delle quali (si pensi alla poligamia, all’infibulazione etc.) sono in contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento”. Fiorita si è soffermato sul ruolo degli imam, sulla loro centralità in una politica di integrazione e sull’importanza di aiutare il loro percorso di crescita per orientare in senso democratico l’evoluzione delle organizzazioni islamiche, in modo da evitare le radicalizzazione.

A conclusione dei lavori, è emerso che bisogna decidere se si vuole proseguire per la via intrapresa per giungere ad un’intesa oppure se ci si vuole negare il riconoscimento delle differenze, considerando che, nel frattempo, in mancanza di regolamentazione, la soluzione delle criticità viene lasciata inevitabilmente alla Magistratura.

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