Rende (2.5.2026) – “Public Affairs, Lobbying e Advocacy: il governo strategico del sistema di relazioni” è il titolo del Seminario tenuto da Vincenzo Manfredi, Adjunct Professor Luiss School of Government e Head of Public Policy and Advocacy Assoholding, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
ll Seminario tenuto da Vincenzo Manfredi ha offerto un’analisi approfondita e multidisciplinare sul governo strategico delle relazioni istituzionali, delineando un percorso che integra il rigore dell’accademia con l’operatività di chi vive le dinamiche del potere da posizioni di vertice.
Il contributo del docente, grazie alla sua duplice veste di accademico e professionista attivo in realtà come Assoholding, FERPILab e G2R, ha permesso di inquadrare l’evoluzione delle Relazioni Pubbliche non come una semplice funzione tecnica, ma come una leva manageriale imprescindibile per le organizzazioni complesse.
Storicamente, il dibattito si è mosso da una visione bernaysiana, orientata alla persuasione unidirezionale, verso modelli più evoluti e simmetrici, passando per l’intuizione di Rex Harlow sul concetto di early warning system fino alla codifica di James Grunig sulla comunicazione a due vie, culminando oggi in una disciplina che pone la reputazione e la fiducia al centro del valore immateriale dell’organizzazione.
Questo paradigma è stato profondamente trasformato dal passaggio dalla comunicazione “al” pubblico alla relazione “con” il pubblico, un cambio di passo che riflette la necessità di una neo-intermediazione in cui le organizzazioni non agiscono come attori isolati, ma come soggetti che abitano un ecosistema complesso, richiedendo costantemente legittimità attraverso l’ascolto e la rendicontazione.
Tale agire istituzionale trova la sua bussola in un’architettura identitaria solida, dove il purpose definisce la ragion d’essere ontologica, la vision traccia l’orizzonte di lungo periodo e la mission dettaglia le modalità concrete di realizzazione, creando una coerenza interna che è propedeutica a qualsiasi attività di advocacy.
La complessità del panorama attuale si riflette in una vastissima tassonomia di attività che spaziano dalla governance strategica, come la gestione delle crisi e la diplomazia pubblica, fino alle operatività specialistiche, configurando il Public Affairs come il tessuto connettivo tra cultura organizzativa e mercato.
In questo contesto, l’approccio metodologico GOREL si propone come strumento di eccellenza, strutturando il governo delle relazioni in un ciclo virtuoso che parte dall’analisi e dall’allineamento degli obiettivi, prosegue con un coinvolgimento attivo degli stakeholder attraverso la costruzione di contenuti e spazi relazionali, e si chiude con una valutazione post-test necessaria per un reset strategico basato sulle evidenze.
Anche l’attività di lobbying viene sottratta a letture pregiudiziali e ricollocata nel suo alveo naturale: quello di una petizione democratica e trasparente, una forma di partecipazione che richiede al professionista di agire simultaneamente sul contatto diretto con i decisori, sul monitoraggio delle agende politiche e sull’orchestrazione di un’azione collettiva capace di costruire consenso diffuso.
Parallelamente, l’integrazione di una rigorosa intelligence civile degli interessi permette di mappare le dinamiche decisionali, trasformando la percezione del rischio in un vantaggio competitivo tramite l’anticipazione dei mutamenti normativi e sociali.
Infine, il quadro delineato da Manfredi si chiude sotto il segno della responsabilità morale, richiamando la prudenza smithiana come virtù necessaria a garantire la stabilità e la credibilità delle organizzazioni; la trasparenza e l’etica non emergono dunque come semplici obblighi deontologici, ma come requisiti tecnici indispensabili per mantenere quella simmetria relazionale che è l’unica condizione in grado di rendere legittima ed efficace l’influenza esercitata nei processi decisionali democratici.




