“La figlia del clan” di Danilo Chirico è un romanzo , scritto con Giuseppina Pesce, una donna cresciuta a Rosarno, nel cuore di uno dei clan più potenti della ’ndrangheta.
Giuseppina è figlia, sorella e nipote di boss.
La storia si sviluppa in un ambiente intriso di tensioni e conflitti, dove Giuseppina si trova a dover affrontare le conseguenze delle scelte del suo clan.
Chirico riesce a dipingere un ritratto vivido e complesso del personaggio, esplorando non solo le dinamiche familiari, ma anche le emozioni e i dilemmi morali che Giuseppina deve affrontare.
La scrittura è incisiva e coinvolgente, capace di trasmettere l’angoscia e la determinazione della protagonista, nel cercare di trovare la propria strada in un mondo dominato da regole spietate.
Il libro offre anche una riflessione profonda sulle influenze della cultura mafiosa e sulle possibilità di redenzione. La narrazione è arricchita da dettagli storici e sociali che contestualizzano la vita di Giuseppina, rendendo la lettura non solo avvincente, ma anche informativa.
In sintesi, “La figlia del clan” è un’opera che affronta temi di identità, famiglia e lotta per la libertà.
Un’ opera sul ruolo delle donne nella ‘ndrangheta, che oggi ha molte sfaccettature.
Ruolo Familiare: Le donne spesso ricoprono un ruolo centrale all’interno della famiglia mafiosa. Sono responsabili della gestione della casa e della cura dei figli, ma possono anche fungere da mediatori e custodi dei segreti familiari. La loro influenza si estende anche alla trasmissione dei valori e delle tradizioni mafiose alle nuove generazioni.
Complicità e Attività Illegali: Molte donne sono coinvolte attivamente nelle attività illecite della ‘ndrangheta, anche se spesso in modo meno visibile rispetto agli uomini. Possono partecipare a traffici di droga, estorsioni e riciclaggio di denaro, e in alcuni casi, assumere ruoli di leadership quando gli uomini sono incarcerati o assenti.
Stereotipi e Rappresentazione: Le donne nella ‘ndrangheta sono spesso rappresentate attraverso stereotipi che le ritraggono come madri devotissime o come donne fatali. Tuttavia, questa visione semplificata non rende giustizia alla loro complessità e alle loro esperienze. Alcune donne hanno sfidato le aspettative di genere, assumendo ruoli di potere e influenzando le decisioni all’interno del clan.
Resistenza e Ribellione: Negli ultimi anni, ci sono stati casi di donne che hanno deciso di opporsi al sistema mafioso, collaborando con la giustizia e denunciando le attività criminali. Queste scelte rappresentano atti di grande coraggio e possono contribuire a un cambiamento culturale all’interno delle comunità colpite dalla mafia.
Giuseppina Pesce rappresenta proprio questo : la resistenza e la ribellione, ma anche la resilienza e la speranza di un domani migliore, soprattutto per i suoi figli.
Giuseppina, infatti, vuole dare ai suoi figli un futuro migliore, una vita diversa dalla sua.
La figlia del clan è il racconto intimo e sconvolgente di una donna che ha attraversato violenza, colpa e paura per conquistare la libertà. Una storia di mafia e maternità, omertà e coraggio, caduta e rinascita.
Un libro che scuote l’anima, che invita a riflettere e che restituisce l’immagine di una donna comunque straordinaria, che non si è arresa e che ha lottato per vedere sorgere nella sua vita un nuovo sole: il sole della speranza e della rinascita.
Il sole dell’agognata felicità.
Danilo Chirico è nato a Reggio Calabria il 20 aprile 1977, vive e lavora a Roma.
È giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dall’11 febbraio 2004, scrittore e autore televisivo. Già redattore dell’agenzia di stampa “Dire”, ha collaborato collabora con “il manifesto”, “l’Unità”, “Terra”, “Repubblica.it”, “La Nuova Ecologia” e scritto per “Dario” e “Narcomafie”.
Ha lavorato a programmi di informazione per Raiuno, Raitre, Mtv, Laeffe, Repubblica.it e Radiotre e sceneggiato la web serie Rai “Angelo”. Tra le sue pubblicazioni: “Il sangue dei giusti” (con Claudio Cerri e Alessio Magro, Città del Sole Edizioni, 2007), “Onorevoli figli di” (con Raffaele Luppoli; Rinascita Edizioni, 2008); “Under” (con Marco Carta, Terrone, 2017); “Chiaroscuro” (Bompiani, 2017); “Dimenticati. Vittime della ’ndrangheta. La storia e le storie delle donne e degli uomini assassinati in Calabria dall’organizzazione criminale più segreta e potente del mondo” (con Alessio Magro, Castelvecchi, 2010) che nel 2011 ha vinto il premio di scrittura Indro Montanelli – Giovani; “Il caso Valarioti. Rosarno 1980: così la ’ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria. Un processo a metà” (Round Robin Editrice, 2020); “Storia dell’antindrangheta” (Rubbettino, 2021).
È presidente dell’Associazione daSud e portavoce del progetto ÀP, Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti.
Giuseppina Pesce è nata nel 1979 in una delle più potenti famiglie di ‘ndrangheta attiva a Rosarno in Calabria.
Nel 2010 è stata arrestata con l’accusa di essere la “postina” del clan ed è diventata collaboratrice di giustizia.
Da allora vive sotto copertura insieme ai suoi figli.
Caterina Sorbara

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