Da qualche settimana, centinaia di cartelli hanno fatto la loro comparsa nella pineta di Nicotera Marina, inchiodati ad altrettanti alberi. La situazione sta suscitando scalpore e preoccupazione tra i residenti e i frequentatori dell’area verde.
A non perdere il contatto con la vicenda è Antonio D’Agostino, ex consigliere comunale di Movi@Vento, già protagonista in passato di numerose battaglie a difesa del patrimonio verde . “Nessuno dei compaesani interpellati – afferma – sa niente su chi è stato ad apporveli. Ed è per questo motivo che, memore della lotta portata avanti sul tema dal Movimento 14 luglio e, a seguire, dal gruppo consiliare Movi@Vento, sua espressione, ho deciso di tentare saperne di più, dopo aver trovato fortunosamente un canale informativo nella persona di un funzionario regionale”.
Da quanto è emerso “Tutta l’area, 38 ettari circa – dichiara D’Agostino -, è stata data all’inizio in concessione al Consorzio di bonifica di Rosarno, poi divenuto Consorzio Tirreno-Reggino. Un ulteriore passaggio di competenze sarebbe poi avvenuto tra quest’ultimo e il Consorzio Tirreno-Vibonese, peraltro più volte contattato dal sottoscritto all’epoca del mandato amministrativo come consigliere comunale d’opposizione del gruppo sopra citato, per perorare quegli interventi urgenti atti a prevenire possibili incendi, poi puntualmente verificatisi (maggio 2024 e luglio 2025). La concessione sta ora per terminare e i terreni saranno riconsegnati ai legittimi proprietari: Investimenti Turistico-Immobiliari (Iti spa), Demanio marittimo ed eredi Bisogni“.

Ricordiamo che la notte tra il 25 e il 26 luglio dello scorso anno, un violento incendio ha colpito la pineta di Nicotera Marina provocando ingenti danni a un impianto boschivo che costituisce un rilevante bene naturalistico e paesaggistico, la cui nascita risale ai primi anni ’60. A margine di esso erano, poi, sorti i villaggi delle vacanze, primo fra tutti quella “Gioia del Tirreno”, ex club Mediterranée ed ex Valtur, oggi abbandonato e posto all’asta senza alcun prezzo base, ma che può vantare tra i progettisti uno dei più grandi paesaggisti, Pietro Porcinai. Da qui il riconoscimento di “bene di notevole interesse” riconosciuto dal Ministero della cultura per la sua rilevanza storica e architettonica. “E’ un miracolo – dichiara l’ex consigliere – che anche tali villaggi, non siano stati attinti dalle fiamme, insieme al villaggio “Primavera” costituito da villette residenziali. Orbene, da quella data, non un tronco caduto e neppure un ramo secco di quelli che ricoprono a tappeto il sottobosco, costituendo un permanente e notevole carico d’incendio, sono stati rimossi; non un diradamento, sia pur minimo, per eliminare i tronchi pericolosamente pencolanti è stato effettuato. Nulla di nulla, malgrado quanto avvenuto. All’italiana, insomma. Anzi no, per essere sinceri fino in fondo”.
D’Agostino si chiede, a questo punto, se, una volta formalizzato il passaggio ai legittimi proprietari, 
saranno loro a sobbarcarsi all’onere di custodire e manutenere l’impianto boschivo. “Mi chiedo se lo faranno, anche se un certo interesse potrebbero averlo perché da un taglio razionale di diradamento, preventivamente autorizzato, potranno avere un ritorno economico attraverso la vendita del cippato. Ma mi pongo anche un altro interrogativo: a chi toccherà la gestione della parte boschiva demaniale? Non credo alla Capitaneria di porto di Vibo Marina che, a suo tempo interpellata, rispose che la gestione delle aree demaniali era passata da tempo alla regione Calabria. Sarà allora “Calabria verde”, che gestisce quel poco che resta del mitico “esercito dei forestali”? O il nuovo “Consorzio di bonifica unico” regionale? Lo sapremo solo vivendo. Ma una certezza ce l’abbiamo. Che chi era chiamato a difendere, coltivare e valorizzare per la sua fruizione questo prezioso polmone verde, non lo ha fatto per svariati decenni esponendolo al degrado e alla distruzione. E quasi sicuramente non pagherà nulla per tale grave omissione e per i danni che si sono prodotti nei decenni. E dalla sua parte ci saranno i dubbi sulle competenze territoriali e d’istituto, su chi doveva fare cosa, ed altri alibi simili, come emerso nel corso della mia conversazione telefonica dove il richiamo all’esercizio italico dello “scaricabarile” ha raggiunto vette altissime”.


