Ex Valtur di Nicotera, Roberto Occhiuto: "Sarebbe una buona cosa se l'acquisisse la Regione" Ex Valtur di Nicotera, Roberto Occhiuto: "Sarebbe una buona cosa se l'acquisisse la Regione"

Ex Valtur di Nicotera, Roberto Occhiuto: “Sarebbe una buona cosa se l’acquisisse la Regione”

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Potrebbe esserci una svolta per l’ex villaggio Valtur, noto storicamente come “Gioia del Tirreno”, chiuso dal 2011 e situato a pochi metri dal mare. A dichiararlo è stato il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, durante l’inaugurazione del Festival Trame.

Il governatore sottolineando la necessità di una collaborazione pubblico-privata per il rilancio della struttura, non avrebbe escluso la possibilità che l’Ente possa acquisire il bene, a condizione che sia presentato un progetto valido.

“Credo – ha affermato – che sarebbe una buona cosa se l’acquisisse la Regione. Valuterò questa possibilità. Mi piacerebbe però che poi si potesse costruire un modello spesso sottovalutato in Calabria, quello del riutilizzo dei beni confiscati o sequestrati alla ‘ndrangheta e alle mafie in generale. Alcuni di questi beni, a volte, non sono riutilizzabili.  Se invece noi potessimo impegnare l’amministrazione pubblica anche ad acquisire questi beni e poi darli in gestione non tanto agli amministratori nominati dai tribunali, ma ad una white list di imprese che si possono occupare della loro gestione, noi riusciremmo davvero a farli rivivere e restituirli alla comunità, così come si fa con gli immobili sequestrati e confiscati. Si potrebbe tentare di costruire un modello proprio partendo da Nicotera. Sono disponibile a far acquisire all’Ente l’immobile purché ci sia un progetto, perché io non gestisco risorse mie, gestisco risorse dei calabresi, un progetto per dare all’immobile una vita propria, magari grazie al contributo di imprese private“.

La disponibilità della Regione per ridare vita all’immobile per Occhiuto è strettamente legata, quindi, a un piano credibile e alla partecipazione di privati.

Costruito nel 1968 e inaugurato nell’estate del ‘71, l’ex villaggio rappresenta un esempio significativo di architettura italiana. Il complesso è frutto del lavoro del paesaggista Pietro Porcinai, considerato uno dei maggiori interpreti del paesaggio del Novecento, e dell’architetto Pierfilippo Cidonio. L’area si estende su circa 15 ettari e ospita oltre 15mila piante tra alberi e agrumi. Particolare attenzione progettuale fu dedicata alla creazione di un sistema di dune artificiali curato da Porcinai, pensato per mitigare gli effetti della salsedine e dei venti marini e migliorare il microclima interno al villaggio. La struttura ha dato lavoro a circa 600 persone. Nel corso degli anni la struttura ha attirato l’interesse internazionale di giovani architetti e di studiosi impegnati nella tutela del paesaggio e nella sostenibilità ambientale. Riconoscendone il valore storico e architettonico, nel 2019, il Ministero della Cultura ha dichiarato il sito “bene di notevole interesse”, conferendogli tutela ufficiale.

Negli anni scorsi si sono susseguite varie proposte e interessamenti senza però sfociare in interventi concreti. L’immobile avrebbe anche attirato l’attenzione della ‘ndrangheta. L’inchiesta Rinascita Scott avrebbe evidenziato l’interesse per la struttura dell’avvocato Giancarlo Pittelli, condannato in primo grado ad 11 anni, che lo propese al boss Luigi Mancuso.

Oggi, la possibile acquisizione da parte della Regione riapre il dossier e rilancia le speranze per l’indotto: si è riaccesa una scintilla da coltivare.

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